Azionario italiano, sarà un anno in crescita

Sebbene le previsioni macroeconomiche segnalino un “rallentamento” della ripresa nel 2022, secondo gli esperti le prospettive per il nostro mercato azionario sono generalmente positive. Le view di Equita e Riv-Capital
11/01/2022 | Paola Sacerdote

Sebbene le previsioni macroeconomiche segnalino un “rallentamento” della ripresa nel 2022, secondo gli esperti le prospettive per il nostro mercato azionario sono generalmente positive.

 

Secondo Massimiliano Marzo, chief economist di Riv-Capital e Professore di Economia all’Università di Bologna, il trend complessivo del mercato azionario per il 2022 può essere considerato in crescita.  “I settori trainanti sono tutti legati all’ambito medicale, farmaceutico, biotecnologico e dell’alta tecnologia.  Ma si tratta di settori trainanti, le cui performance andranno a ricadere positivamente anche sulle altre componenti del listino borsistico” osserva l’economista.  

Quanto alla crescita futura, il 2021 ha visto un balzo notevole, grazie alle spinte espansive.  È normale che il 2022 subisca un assestamento ma non possiamo parlare di “recessione” quando i tassi di crescita previsti sono intorno al 4-5 per cento, soprattutto perché un paese come l’Italia non vede queste performance da più di 30 anni.  Per la dinamica del ciclo è rilevante anche la componente legata alle aspettative sulle politiche economiche meno restrittive rispetto al passato: ciò ha generato un’aspettativa di maggiore domanda, che ha spinto complessivamente verso l’alto la dinamica dei corsi azionari”. 

 

Guardando il tema dell’inflazione italiana, Marzo ritiene che in questa fase del ciclo non rappresenti un problema eccessivo, e per diversi motivi.  “In primo luogo, come autorevolmente rilevato da più fonti, l’inflazione è oggi originata da tensioni sulle materie prime e sulle catene del valore, prevalentemente legate alla produzione di semiconduttori e affini.  La componente di inflazione da domanda non è ancora comparsa: tutti i dati ci evidenziano come il mercato del lavoro – che in genere rappresenta il fattore trainante più importante dell’inflazione da domanda – è ancora in una fase di lenta ripresa.  La forza lavoro uscita da settori che hanno subito pesanti ristrutturazioni a seguito del Covid ancora non è stata riassorbita da altri: la slackness sul mercato del lavoro è il primo freno all’inflazione da domanda”.  Per questi motivi, quando le catene del valore avranno riassorbito l’ingorgo produttivo, secondo l’economista l’inflazione sarà in calo.  “Ciò d’altro lato, motiva la cautela delle Banche Centrali ad azioni di tapering troppo repentine.  In effetti, è ragionevole immaginare che le Banche Centrali possano tenersi pronte per eventuali ulteriori azioni espansive se la dinamica dei contagi da variante Omicron potrà rappresentare un rischio per l’economia globale. Riguardo all’impatto negativo su alcune società quotate, riteniamo che il ciclo borsistico positivo al quale andremo incontro potrà compensare eventuali difficoltà provenienti dall’inflazione”.  

 

Anche la view degli esperti di Equita rimane positiva, anche se più moderata rispetto al 2021, e le attese sono di un mercato azionario in crescita anche se con maggiore volatilità.

Luigi de Bellis, analista dell’investment bank indipendente, illustra i principali fattori che guidano view costruttiva sul mercato italiano.  “Ci aspettiamo una crescita economica che resterà robusta anche nel 2022 (PIL reale globale atteso +4.5% dopo il +5.8% del 2021, con Cina +5.2%, eurozona +4.2%, USA +4%), con una politica fiscale espansiva”. In secondo luogo, prosegue l’analista, “gli aumenti dei tassi d`interesse previsti per il 2022 (3 rialzi attesi dalla Fed fino allo 0.9%, al massimo un rialzo per la BCE ma a fine 2022 fino al - 0.4%) provocheranno a nostro avviso solo una contrazione limitata dei multipli che sarà compensata da una crescita degli utili e da un ciclo economico che non si esaurirà nel 2022”.

 

Un altro elemento a favore è dato dai tassi d`interesse reali, che rimarranno ancora negativi: “rimaniamo dell`idea che le banche centrali e i governi non abbiano reali alternative rispetto a spingere sulla crescita nominale, in modo da rendere sostenibile il debito creato durante la fase pandemica; in un tale contesto, le azioni rappresentano una delle migliori opzioni contro il rischio inflazione, a nostro avviso”.

 

Nonostante non siano da escludere temporanei rallentamenti legati alle varianti del Covid-19 secondo de Bellis  gli impatti (sia sul fronte domanda che sulle catene di approvvigionamento) saranno sempre meno significativi alla luce di un contesto di maggiore immunità, tassi di mortalità e ospedalizzazione più bassi e nuovi trattamenti; inoltre, aggiunge,  “l’elevato livello dei risparmi delle famiglie e un mercato del lavoro in espansione potrebbero lasciare spazi di upside in termini di pent-up demand quando la mobilità tra i diversi Paesi si normalizzerà”. Inoltre, con la graduale uscita dalla pandemia, è probabile un allentamento delle pressioni inflazionistiche.

 

“Il mercato azionario italiano resta tra i più attraenti in termini di rapporto prezzo/utili (2022-23E = 12.1x-11.5x), con una crescita degli utili del +15% anno su anno nel 2022 rispetto al 2021 (e 23% sopra i livelli del 2019)” evidenzia infine de Bellis, e per questo nel portafoglio raccomandato “restiamo sovrappeso rispetto al benchmark (96.5% vs. peso neutro del 90%)”.

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