Mercati emergenti, parola d’ordine cautela

Il debito dei mercati emergenti ha affrontato un 2021 difficile. Il 2022 sarà migliore? Secondo M&G, come sempre la diversificazione sarà fondamentale
20/01/2022 | Lorenza Roma

Nel 2021 il debito sovrano dei paesi emergenti ha generato risultati negativi, in particolare i mercati locali, stretti fra la morsa del deprezzamento valutario e tassi più elevati. Alcune delle situazioni che hanno determinato la performance deludente del 2021 potrebbero non verificarsi nel 2022, ma ci sono ancora diversi fattori cui prestare attenzione. Ecco quali secondo Claudia Calich (in foto), gestore del fondo M&G (Lux) Emerging Markets Bond di M&G.

 

"Il primo rischio è legato all’inflazione. Una combinazione tra recupero della domanda, stimoli fiscali, colli di bottiglia dal lato delle forniture, carenza di manodopera, deprezzamento valutario in alcuni casi e politiche delle banche centrali molto accomodanti nella prima parte dell’anno hanno determinato pressioni inflazionistiche. Nei mercati emergenti, l’Asia ha registrato buoni risultati, ma non si può dire lo stesso di molti altri paesi. Crediamo che nello spazio dei mercati emergenti lo shock legato all’inflazione sarà temporaneo", afferma Calich.

 

"Nel 2021, le aspettative di un inasprimento della politica della Fed hanno contribuito alla sovraperformance del dollaro USA rispetto alle valute emergenti e alle altre principali valute. Poiché quasi tutte le valute emergenti sono fondamentalmente più economiche ora rispetto ad allora e che gli squilibri delle partite correnti sono ben più ridotti, crediamo che, a meno che la Fed non aumenti i tassi di interesse oltre le recenti stime (tre attesi per il 2022, e ulteriori aumenti nel 2024), i mercati emergenti dovrebbero mettere a segno performance migliori nel 2022. A nostro avviso, questo risultato dovrebbe essere determinato più dall’aspetto valutario che dai tassi di interesse, in quanto la probabilità di tagli dei tassi è ancora molto limitata, vista la politica di inasprimento della Fed", aggiunge il gestore.

 

"Nell’attuale contesto di stimoli monetari e fiscali più modesti, un potere d'acquisto eroso dall’inflazione e il mondo ancora alle prese con la lotta al Covid-19, ci aspettiamo un rallentamento della crescita globale nel 2022. Anzi, la maggior parte delle previsioni saranno probabilmente riviste al ribasso nei prossimi mesi, una volta che avremo più informazioni sull'impatto della variante Omicron. Tuttavia, siamo lontani da una recessione in stile 2020"

 

Il gestore prosegue dicendo che "i potenziali “focolai” includono la Russia contro l'Occidente e l'Ucraina e potenziali ulteriori tensioni USA-Cina. In termini di elezioni o eventi programmati, particolarmente degno di nota sarà il quarto trimestre, che vedrà la riunione del congresso del partito cinese e le elezioni statunitensi di metà mandato".

 

"Se da una parte il sentiment nei confronti del debito EM fu troppo rialzista un anno fa, a nostro avviso ora è diventato piuttosto ribassista",spiega Calich che aggiunge "le valutazioni sono migliorate, in particolare nel debito locale dei paesi emergenti e in alcune emissioni high yield. Gli spread investment grade, d'altra parte, rimangono costosi e offrono poca protezione contro l'aumento dei rendimenti statunitensi. Escludendo l'high yield cinese, prevediamo che i default societari restino nel loro tipico range, dato il verificarsi nel 2021 di un certo grado di deleveraging e/o una gestione delle passività. Inoltre, i prezzi delle materie prime sono più elevati e, a nostro avviso, è poco probabile che la crescita, seppur deludente, provochi una recessione nel 2022.

 

"Nel complesso, nel 2022 riteniamo che l'inflazione nei mercati emergenti avrà ripercussioni ridotte, e preferiamo selettivamente le valute emergenti con forti saldi dei conti esteri o di paesi in cui l'inflazione potrebbe presto raggiungere il picco. Pur essendo più cauti sulla crescita, favoriamo l'high yield rispetto al debito investment grade, ma siamo consapevoli delle "code larghe" all'interno di questo segmento: come sempre, la diversificazione sarà fondamentale. Siamo propensi a incrementare l'esposizione locale e gestire tatticamente la componente HY in base al paese bottom-up, alla selezione del credito e alla dimensione della posizione", conclude Calich.

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