Cina, il ruggito rimarrà forte nonostante tre rischi

Secondo gli analisti di KraneShares “Pechino farà di tutto per mantenere un livello di crescita del PIL pari al 5%. Tuttavia, dobbiamo aspettarci un rallentamento di questo aumento”
20/01/2022 | Daniele Riosa

“Il ruggito della Cina potrebbe cambiare tono nel 2022, anche se pensiamo che rimarrà come sempre a livelli elevati”. Questa è la previsione degli analisti di KraneShares che spiegano come “il 2022 è un anno importante per il Paese a livello politico. A febbraio si terranno le olimpiadi a Pechino, mentre in autunno ci si aspetta che il Presidente Xi si assicuri il suo terzo mandato durante il Congresso del Partito Comunista Cinese”.

Gli esperti credono che “il governo adotterà un atteggiamento positivo nella politica e negli affari mentre il Paese continua la propria transizione verso la qualità della crescita. L'importanza politica del 2022 è il motivo per cui crediamo che l’anno scorso la Cina si sia mossa velocemente riguardo alle regolamentazioni sul settore Internet. Basandosi sulla recente dichiarazione all'ultima Central Economic Work Conference, che ogni anno stabilisce il quadro della politica economica e finanziaria del governo, i settori favoriti dalla politica cinese, che includono l'assistenza sanitaria, la Clean Technology, il 5G e i semiconduttori, continueranno a ricevere sostegno. Crediamo anche che il 2022 sarà un anno caratterizzato da una politica monetaria più accomodante”.

I risultati della Central Economic Work Conference, a cui hanno partecipato i leader cinesi più senior, “hanno posto enfasi sulla stabilità, la velocità e la qualità della crescita nel 2022. La conferenza ha riconosciuto che l’economia cinese sta affrontando tre difficoltà: la contrazione della domanda, lo shock dell’offerta e una debolezza attesa. Il panel ha raccomandato che il supporto politico, sia fiscale sia monetario, venga concentrato nella parte iniziale del 2022, e ciò spiega i tagli del coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) e del tasso d’interesse sui mutui (LPR) effettuati a dicembre, che crediamo abbiano definito cosa ci attende nel 2022. Il contesto macroeconomico cinese ha iniziato a mostrare segni di ripresa nell'ultima parte del 2021, dopo un terzo trimestre difficile”.

Tuttavia, “rispetto allo scorso anno, gli obiettivi di crescita per il 2022 saranno più difficili da raggiungere, soprattutto perché l'effetto base favorevole sta diminuendo. Crediamo che la Cina farà di tutto per mantenere un livello di crescita del PIL pari al 5%. Tuttavia, dobbiamo aspettarci un rallentamento di questa crescita, dato il livello di sviluppo che il Paese ha già raggiunto. Considerato il difficile contesto di crescita, riteniamo che il Total Social Financing (TSF), il volume dei finanziamenti all’economia reale da parte del sistema finanziario, rimarrà stabile intorno al 10,5% con una tendenza al rialzo a causa della politica monetaria più accomodante e nonostante le aspettative di crescita del PIL nominale più basse. Ciò significa che il credito riprenderà slancio. Inoltre, l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) potrebbe calare nella prima metà dell'anno, poiché la scarsità di energia continua a riassorbirsi. È probabile che in Cina l'inflazione rimanga stabile, così come i tassi di interesse, che nel 2021 hanno attirato l'attenzione degli investitori obbligazionari globali”.

Venendo ai rischi, gli esperti rilevano che “il sentiment dei consumatori, il settore immobiliare e la politica cinese di tolleranza zero nei confronti del Covid sono alcuni dei rischi che la Cina dovrà affrontare nel 2022. La recente stagione degli utili ha confermato le difficoltà dei consumatori cinesi. I tassi di risparmio hanno raggiunto livelli record e i consumatori cinesi non stanno spendendo quanto i loro omologhi statunitensi. Le chiusure sporadiche attuate in diverse città e porti cinesi a causa dei focolai di Covid-19 hanno danneggiato i consumi e la sensazione di sicurezza. Di conseguenza, dal 2020 sono aumentati i risparmi cinesi. Inoltre, le regolamentazioni volte a stabilire una nuova normalità nel mercato immobiliare hanno anch’esse influito negativamente sul sentiment dei consumatori. In Cina, una media del 65% del patrimonio delle famiglie è legata al settore immobiliare, rispetto a solo il 30% negli Stati Uniti”.

“Anche se ci aspettiamo che nel 2022 la Cina allenti leggermente - conclude il team di KraneShares - le regolamentazioni nel settore immobiliare per consentire una transizione più agevole, non assisteremo a un cambio di rotta”.

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