Cina, il 2022 segnerà un’inversione di rotta

Gupta (WisdomTree ): “I beni di consumo voluttuari, i servizi per le comunicazioni e le tecnologie dell'informazione offrono le maggiori opportunità di rialzo nel 2022”
03/02/2022 | Daniele Riosa

“Il 2021 è stato un anno di volatilità per la Cina, che non ha solo fatto i conti con l'ascesa della variante Delta e le carenze energetiche, ma ha anche intrapreso un giro di vite contro l'espansione disordinata del capitale”. Aneeka Gupta, director, macroeconomic research di WisdomTree, rileva che “dall'esperienza dell'anno appena trascorso è trapelata l'intenzione delle autorità cinesi di ridurre la dipendenza economica dall'investimento nel settore immobiliare e orientare l'economia verso un maggior consumo di beni e servizi nazionali”.

“Evidentemente - prosegue la manager - questa strategia non ha prodotto i risultati previsti e, prima che il 2021 finisse, le autorità cinesi hanno gettato la spugna e mobilitato le forze per rivitalizzare l'economia. La ristrutturazione economica delle risorse, con la relativa transizione dal settore immobiliare verso l'agricoltura, l'energia e la tecnologia sarà un progetto di ‘China Inc.’ di durata più lunga rispetto ai tempi originariamente previsti. È ampiamente palese che le suddette autorità hanno in programma per il 2022 un'agenda pro-crescita, hanno dato spazio a una rinnovata politica di allentamento monetario e intendono utilizzarne gli strumenti all'occorrenza”. 

“Le agevoli condizioni finanziarie in Cina - constata il gestore - hanno alimentato in misura rilevante la crescita economica che dovrebbe riflettersi nel 2022. Nel Paese l'inflazione appare meno preoccupante che non negli Stati Uniti: a dicembre i dati più recenti relativi ai prezzi al consumo e alla produzione in Cina una maggiore flessibilità per intensificare il suo impegno per stimolare l'economia e fermare l'indebolimento della domanda”.

L’esperta ricorda che “nel 2021 l'MSCI China ha perso uno sbalorditivo 43% rispetto all'MSCI World Index. L'incertezza sugli ostacoli normativi con cui si confrontano le aziende cinesi nel Paese, la crisi immobiliare e le perturbazioni legate al Covid-19 sono stati i motivi principali della sottoperformance cinese rispetto al resto del mondo. Per quanto sia difficile prevedere la possibilità di ulteriori ostacoli normativi, ci aspettiamo un loro allentamento al culmine del 20° congresso nazionale del Partito comunista cinese, com'è avvenuto nei cicli politici precedenti. È interessante notare che la performance delle diverse classi di azioni è risultata variabile nel corso degli anni, come si evince chiaramente dal grafico che segue. Perciò crediamo che sia importante accedere alla Cina tramite un'esposizione più diversificata a tutte le classi azionarie. Al 31 dicembre 2021, l'MSCI China Index veniva scambiato con uno sconto del 38% rispetto all'MSCI World in termini di rapporto prezzo/utili (P/E) forward. Evidentemente l'azionario cinese vanta quotazioni allettanti in confronto al resto del mondo e, dal momento che le condizioni monetarie diventano più favorevoli e gli ostacoli normativi diminuiscono, c'è da aspettarsi che le azioni cinesi cerchino di tenere il passo di tutte le altre”.

L’analista prevede che “i settori che l'anno scorso hanno registrato una flessione, ossia i beni di consumo voluttuari, i servizi per le comunicazioni e le tecnologie dell'informazione offrono le maggiori opportunità di rialzo nel 2022. L'S&P 500 China Index offre un'esposizione più equilibrata a settori di importanza critica per la trasformazione della Cina a lungo termine quali le tecnologie dell'informazione (14,9%), l'industria (13,4%), i beni di consumo voluttuari (14,3%), i beni primari (9,3%), la sanità (8,4%) e i servizi per le comunicazioni (8,5%) rispetto agli altri settori. Dal 31 dicembre 2008 a questa parte, l'S&P China 500 Index ha sovraperformato gli indici concorrenti offrendo un rendimento annualizzato del 10%, con una deviazione standard del 21,38%".

“Secondo le nostre previsioni - conclude Gupta - il 2022 dovrebbe segnare un'altra inversione di rotta per la Cina, così come il 2021 ha registrato un rovesciamento della situazione rispetto al 2020. Il rinnovato impegno per una politica di allentamento monetario in Cina, un calo della spinta inflazionistica e un graduale rilassamento dei vincoli normativi nel corso dell'anno ci spingono a confidare in quest'inversione di tendenza. Il maggior rischio per le nostre prospettive è costituito dall'emergenza di varianti del Covid-19 che sono difficili da prevedere”.

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