Economia globale verso una brusca frenata

Gli shock esterni, combinati con una politica monetaria più restrittiva potrebbero mettere a dura prova la crescita economica. Così spiega Norman Villamin (UBP)
03/06/2022 | Lorenza Roma

Dopo un primo trimestre che ha mostrato segnali di resistenza, dovuto alla fine delle misure restrittive in diversi paesi, è probabile assistere a un significativo rallentamento dell'attività globale. A rivelarlo è Norman Villamin, chief investment officer (Wealth Management) di Union Bancaire Privée.

 

"La combinazione di un'inflazione più elevata, del protrarsi del conflitto russo-ucraino, di un lockdown prolungato in Cina e di una politica monetaria globale più restrittiva dovrebbe portare nei prossimi trimestri a un indebolimento della domanda e dell'offerta globale", afferma Villamin.

 

"Nel breve periodo l'Europa continentale appare la più esposta ai rischi di una recessione a causa dell'incertezza a livello geopolitico e del timore di gravi carenze energetiche; inoltre, la crescita cinese potrebbe subire un duro colpo nel 2° trimestre a causa della politica "Zero Covid" e dei costi dei conseguenti lockdown in alcune tra le maggiori città cinesi", spiega il cio che aggiunge "nel medio termine l'attività statunitense è messa a dura prova dalla volontà della Fed di frenare il surriscaldamento dell'economia. Gli shock esterni, combinati con una politica monetaria più restrittiva, potrebbero potenzialmente mettere alla prova il ciclo di crescita elevata post pandemia nel 2023".

 

"L'inflazione ha registrato l'aumento dei prezzi dell'energia, dei costi più elevati a causa delle nuove difficoltà nel commercio e nell'industria, lo slancio dei costi nei servizi; l'inflazione dovrebbe rimanere elevata nel 2° trimestre e si potrebbe assistere a un calo della domanda a causa del deterioramento del potere d'acquisto. Con un mercato del lavoro robusto, negli Stati Uniti si prevede una continua crescita dei salari, che potrebbe arrivare più tardi anche nell’Eurozona, nel 2022-2023. Non si prevede un rallentamento dell'inflazione prima del terzo trimestre del 2022 e un ogni eventuale calo è rimandato alla metà del 2023".

 

"La BCE ha aperto la porta a un adeguamento anticipato dei tassi d'interesse a partire da luglio, dopo aver menzionato l'opzione di muoversi a settembre e dicembre per accelerare la lotta all'inflazione nonostante i maggiori rischi al ribasso dell'attività. Le iniezioni di liquidità della BCE dovrebbero terminare entro giugno".

 

"Considerando il mercato del lavoro statunitense "troppo caldo", la Fed sembra destinata ad aumentare i tassi di riferimento in modo più aggressivo nelle prossime riunioni, portandoli vicino al 2,75%-3% entro il quarto trimestre del 2022 e il primo trimestre del prossimo anno", conclude Villamin.

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