Europa, con il rialzo dei tassi cresce il rischio recessione

Nei prossimi mesi le obbligazioni potrebbero mostrare un andamento ondivago a causa dell'inasprimento monetario. Nel frattempo, la BCE metterà a punto uno strumento solido di aiuto per i rendimenti italiani. La view di Fineco AM
22/06/2022 | Lorenza Roma

Per contrastare il rialzo dell'inflazione anche la BCE ha avviato un programma di rialzo dei tassi di interesse. Lo scenario appare sempre più complesso per i mercati. Il team Investimenti di Fineco Asset Management ha analizzato lo scenario macroeconomico e ha delineato le prospettive per i prossimi mesi.

 

"Il compito della BCE in questi mesi è stato più arduo rispetto a quello della Fed per diverse ragioni", spiegano gli esperti. "In primo luogo, la natura del problema dell'inflazione in Europa è chiaramente molto più legata a uno shock degli approvvigionamenti rispetto agli Stati Uniti, dove la domanda interna è stata un elemento chiave per il rialzo dei prezzi. La domanda dei consumatori relativamente più contenuta in Europa non solo rende i rialzi dei tassi meno efficaci nel contenere l'inflazione, ma pone anche maggiori problemi nel raggiungere il giusto livello di politica monetaria per evitare la contrazione della crescita".

 

"C’è anche un altro aspetto estremamente importante nell'inasprimento dei tassi nell'Eurozona. Il vero tema che nessuno aveva voglia di affrontare è venuto alla luce quando Christine Lagarde si è ripetutamente rifiutata di fornire dettagli sullo scudo anti-spread".

 

Una caratteristica del contesto attuale, influenzato prima dalla pandemia e dopo dalla crisi ucraina, è che questi terribili eventi favoriscono l’inflazione e allo stesso tempo rappresentano una minaccia esogena condivisa. E questo di per sé promuove la cooperazione tra gli Stati membri, tanto che al momento non c'è un'opposizione dogmatica e rilevante all'idea di altre emissioni di debito condivise dall'Eurozona e di sforzi congiunti per ridurre la dipendenza energetica. Anzi, gli obiettivi all'interno dell'Unione sono per certi versi molto più allineati che in passato. Non è stata quindi una sorpresa quando la Lagarde ha menzionato per la prima volta a marzo il progetto di uno strumento di politica monetaria per combattere la frammentazione degli spread. Istintivamente il mercato sapeva che questo tipo di strumento sarebbe stato necessario a un certo punto, o per meglio dire, l’anticipazione di una politica di questo tipo sarebbe stata sufficiente ad agire come deterrente per l'allargamento degli spread. Proprio come accadde nel 2012 per il “whatever it takes” di Mario Draghi.

 

"Nessuno mette in dubbio la risolutezza della Bce nell’intervenire, ma due domande richiedono una risposta", aggiungono gli analisti di Fineco AM. "La prima è che, se tra marzo e maggio questo strumento era necessario solo come deterrente, oggi dopo la salita dei rendimenti in Italia e Spagna il mercato chiede di conoscere i dettagli. La seconda è che nel 2012 Draghi aveva a che fare con una situazione diversa, oggi tutti i rendimenti sono in aumento, compresi i titoli rifugio come i Bund. Pertanto la risposta della politica monetaria non è così immediata. Si preferirà mettere sotto osservazione solo su alcuni titoli sovrani, permettendo che invece i rendimenti di Germania e Francia aumentino? In questo modo però la Bce si troverebbe in una posizione di eterna rincorsa, in quanto i precedenti programmi di acquisto di obbligazioni non prevedevano un target dei rendimenti".

 

"Le preoccupazioni per una potenziale recessione non sono una novità per l'Europa. La Bce è consapevole che l'aumento dei tassi aumenta chiaramente il rischio di recessione, ma nei fatti si tratta della scelta meno dannosa, perché rinunciare a combattere l'inflazione avrebbe conseguenze più gravi per la stabilità della zona euro. È quindi probabile che i tassi continuino ad aumentare più rapidamente di quanto il mercato preveda. Tuttavia, con questa normalizzazione, il mercato obbligazionario dovrebbe iniziare a diventare più attraente per gli investitori già da quest’anno. Con l'aumento dei rendimenti, le loro classiche caratteristiche di sicurezza e prevedibilità dei flussi di reddito verranno ancora più evidenziate nel confronto con le altre asset class".

 

"Negli Stati Uniti abbiamo già iniziato a notare come il prossimo ciclo dei tassi venga prezzato nei rendimenti obbligazionari a più lunga scadenza, con una relativa sovraperformance. Gli investitori inizieranno a richiedere qualità e differenziazione dei rendimenti in base ai fondamentali sottostanti, e questo diventerà più evidente nel tempo rappresentando un elemento positivo per tutto il mercato. Nei prossimi mesi le obbligazioni potrebbero mostrare un andamento ondivago, a causa della transizione di economie e mercati verso un nuovo regime di tassi più elevati. Nel frattempo, la Bce metterà a punto uno strumento solido di aiuto per i rendimenti italiani", concludono gli esperti di Fineco AM.

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