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Elezioni Italia, come evitare una spirale negativa

8/1/2022

Una campagna elettorale concentrata sugli equilibri dei singoli partiti piuttosto che sulle reali problematiche del Paese spaventa i gestori.


Il rischio di una spirale negativa post-elezioni rimane alto. Anche a causa della mancata chiarezza dei programmi che saranno portati avanti dai vari partiti e dalle tensioni che ancora accompagnano le diverse coalizioni. Le uniche certezze oggi sono la data delle elezioni, il 25 settembre, e l’esistenza di un governo, ancora presieduto da Mario Draghi, che rimarrà al suo posto per le “faccende correnti”. Ma più si avvicina l’appuntamento elettorale più diventano chiari due rischi che, se non adeguatamente gestiti, possono generare conseguenze negative per l’economia del Paese. 

 

A rendere ancora più complessa la situazione c’è la variabile Recovery Fund: “la macchina amministrativa deve correre per non perdere risorse che sono essenziali per la crescita, soprattutto in una fase di stallo dell’economia come quella che potremmo attraversare in autunno” spiega Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy che non dimentica le questioni internazionali. “Il contesto è difficile: la guerra in Ucraina non sembra essere vicina alla fine, l’Europa si prepara a un potenziale razionamento del gas il prossimo inverno, le tensioni tra Cina e Stati Uniti sono alle stelle”. 

 

In questo scenario ci scontriamo con una campagna elettorale che sembra oggi concentrata sugli equilibri dei singoli partiti piuttosto che sulle reali problematiche del Paese. “Dopo le elezioni, il numero dei parlamentari scenderà di circa il 30% per via della riforma costituzionale del 2020. Il sistema elettorale, cosiddetto Rosatellum, è un misto di proporzionale e maggioritario con uno sbarramento al 3%” spiega Ramenghi. “Nel 2018 non consegnò un risultato chiaro e ci vollero 80 giorni per arrivare alla formazione di un governo, il primo di tre nel corso dell’attuale legislatura”. Un tempo che l’Italia non si può concedere vista l’imminente scadenza della legge di bilancio. Ed è proprio qui che emerge il primo grande rischio legato alle elezioni.

 

“Il primo rischio da evitare è quello di un deterioramento dei conti pubblici che mini la fiducia del mercato nei confronti dell’Italia. Era il rischio più temuto con il primo governo della legislatura nel 2018 che però, dopo una lunga trattativa con l’Europa, alla fine si accontentò di un obiettivo di deficit del 2%” continua Ramenghi. “In effetti, ogni anno la legge di bilancio deve essere approvata dall’Unione europea (UE) e, dopo oltre un decennio dall’inizio della crisi dei debiti pubblici, è probabile che tutte le forza politiche abbiano compreso che un deficit troppo elevato, se non coordinato con stanziamenti europei come il Recovery Fund, non aiuta la crescita, ma può anzi creare una spirale recessiva”.

 

A questo rischio se ne aggiunge un secondo altrettanto pericoloso: “Il secondo rischio è legato a un rallentamento delle riforme, a partire dalle liberalizzazioni, e all’implementazione del Recovery Fund. Finora l’Italia ha rispettato pienamente la tabella di marcia. Se le elezioni e la successiva formazione del governo dovessero rallentare la corsa, ci potrebbe essere un ritardo nei versamenti delle sovvenzioni e dei prestiti, o addirittura una sospensione, se venissero perseguite politiche contrarie alle riforme concordate” chiosa Ramenghi. “Essendo l’Italia il principale beneficiario del Recovery Fund, si tratterebbe di punti di PIL persi e di un forte danno alla credibilità del Paese”.
 

È evidente che “le elezioni sono un puzzle complicato da risolvere, ma da un punto di vista economico non vi sono dubbi che per evitare una spirale negativa il prossimo governo dovrà portare avanti le riforme, a partire dalle liberalizzazioni; tenere in ordine i conti pubblici, riducendo progressivamente l’indebitamento; e rispettare la tabella di marcia del Recovery Fund” conclude il manager di UBS WM Italy.

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