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Banche centrali verso il taglio dei tassi a fine 2023

2/6/2023 | Redazione Advisor

Per gli esperti di Jupiter AM “le riunioni delle banche centrali della scorsa settimana hanno confermato la tesi secondo cui si potrebbe essere alla fine, o quasi, del ciclo di inasprimento, visto il rallentamento dell'inflazione”


“Le riunioni delle banche centrali della scorsa settimana hanno confermato la tesi, che sosteniamo da tempo, secondo cui si potrebbe essere alla fine, o quasi, del ciclo di inasprimento, visto il rallentamento dell'inflazione”. Ariel Bezalel e Harry Richards, investment manager, Fixed Income di Jupiter Asset Management, spiegano che “allo stesso tempo, le banche centrali rimangono fiduciose riguardo alla possibilità di un atterraggio morbido a livello globale”.

 

Per gli esperti “nel corso di quest'anno l'impatto della massiccia stretta monetaria degli ultimi dodici mesi si farà sempre più sentire sulla crescita globale, determinando una decelerazione dell'inflazione e la probabilità di tagli dei tassi verso la fine del 2023. I titoli di Stato rimangono quindi molto interessanti a questi livelli, soprattutto nei mercati a più alto rendimento come gli Stati Uniti e l'Australia. La nostra attenzione è rivolta ai mercati dei titoli di Stato in cui riteniamo che le banche centrali stiano per terminare il proprio ciclo di inasprimento, come gli Stati Uniti, l'Australia, la Nuova Zelanda e la Corea del Sud. Allo stesso modo, Canada, Brasile, Messico e Cile hanno messo i rialzi in pausa. Riteniamo che questo elenco sia destinato a crescere nelle prossime settimane e mesi. Vale la pena, però, ricordare che la comunità speculativa ha un'ampia posizione corta sui Treasury statunitensi. A nostro parere si tratta di posizioni short ereditate dallo scorso anno e messe in atto da grandi hedge fund macro. Se il quadro dell'inflazione continuerà a migliorare, è probabile che queste posizioni decadano e spingano i rendimenti verso un ulteriore calo”.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, “l’ultima riunione del FOMC ha rispecchiato in linea di massima le attese dei mercati, anche se con alcune sfumature diverse. La Fed ha aumentato i tassi di altri 25 punti base, portandoli al 4,50%-4,75%, come previsto dal mercato. È stata poi ribadita la necessità di un ulteriore inasprimento nei prossimi mesi, ma il tono del presidente J. Powell durante la successiva conferenza stampa è stato leggermente più accomodante di quanto il mercato si aspettasse. Powell ha sottolineato più volte come la Fed riconosca (e saluti con favore) che il processo di "disinflazione" sia iniziato. Questo vale soprattutto per le merci e presto dovrebbe valere anche per i beni rifugio. I servizi di base ex-alloggi rimangono invece la preoccupazione principale. La consueta menzione dei ritardi degli effetti della politica monetaria è stata la principale giustificazione della necessità di esaminare i dati futuri per definire meglio il percorso da intraprendere. Nel complesso, questo è coerente con la nostra visione di una Fed progressivamente meno falco nei prossimi mesi. Gli indicatori anticipatori (ad esempio l'ultimo ISM Manufacturing PMI) continuano a evidenziare debolezza, ma il mercato del lavoro, almeno in superficie, rimane forte, con le offerte di lavoro che hanno invertito alcune delle perdite registrate negli ultimi mesi. Continuiamo a ritenere che questa forza possa essere sopravvalutata, dato che i tagli al personale diventano una costante nelle indicazioni delle aziende americane. Implicazioni per gli investimenti: siamo ancora costruttivi sui Treasury e troviamo un buon valore nella curva statunitense a questi livelli”.

Nel Regno Unito, “la Bank of England ha effettuato l'atteso rialzo dei tassi di 50 pb, ma ha sottolineato che potrebbero seguire altri aumenti nelle prossime riunioni. Allo stesso tempo, la commissione ha rivisto le precedenti sconfortanti previsioni economiche, riconoscendo come i recenti sviluppi potrebbero rendere la recessione nel Regno Unito meno certa e, in ogni caso, meno profonda e prolungata. Nel complesso, per il momento, i mercati percepiscono il messaggio come leggermente più accomodante, con una performance abbastanza forte dei Gilt dopo la riunione. Riteniamo che il quadro dell'inflazione e della crescita nel Regno Unito sia ancora più incerto rispetto ad altre aree del mondo e per il momento preferiamo esprimere le nostre opinioni sui tassi altrove”.  

Infine, “nell'Eurozona, anche la BCE ha effettuato l'atteso rialzo dei tassi di 50 pb, portando il tasso sui depositi al 2,5%. In un messaggio un po' contrastante, la Presidente Lagarde ha sottolineato l'intenzione di attenersi al ritmo di 50 pb anche nella riunione di marzo, ma d'altra parte ha continuato a descrivere un approccio "riunione per riunione" in funzione dei dati in arrivo. I rischi per la crescita e l'inflazione diventano più equilibrati grazie agli sviluppi positivi dei mercati energetici. La reazione complessiva del mercato è stata ancora una volta positiva, con i rendimenti dei Bund che si sono ampiamente abbassati e gli spread periferici che si sono ristretti. Come per il Regno Unito, riteniamo che le prospettive dei tassi dell'Eurozona rimangano incerte”.

"Allo stesso tempo - concludono i gestori di Jupiter AM - le dinamiche dell'offerta per i prossimi trimestri sembrano piuttosto avverse per gli investitori, con molte nuove emissioni nette in arrivo sul mercato. Anche in questo caso preferiamo esprimere altrove la nostra visione macro e dei tassi”.

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