Resta molto alto il rischio di trappole per i Tori

Vale la raccomandazione di agire con la massima prudenza, ricordando il vecchio detto di Borsa: «Sell in May and Go Away!».
03/05/2023 | Max Malandra

"Il mese di aprile si chiude con una netta divergenza tra mercati azionari americani e mercati azionari europei. I primi sono ancora lontani dai massimi precedenti, mentre i secondi sono nuovamente a un soffio dai massimi dell’anno scorso (o hanno fatto nuovi massimi come nel caso dell’azionario francese). La stessa divergenza si nota tra mercati sovrappesati di titoli tecnologici (e/o di aziende a grande capitalizzazione) e mercati più orientati al settore finanziario e/o popolati da aziende a medio-bassa capitalizzazione. I primi sono nettamente più forti dei secondi".

A delineare il quadro intermarket - l’analisi che serve a comprendere quelle che sono le relazioni tra le tre principali asset class, vale a dire azioni, obbligazioni e materie prime - è Andrea Forni (CFTe), consulente finanziario ed esperto di investimenti tematici.

"Se poi andiamo ad analizzare i mercati emergenti (e commodity-driven) notiamo che la debolezza del dollaro americano non stia giovando a queste economie, se non per la sola parte valutaria. Le valute locali infatti recuperano in controtendenza rispetto alle loro borse. Il motivo potrebbe risiedere nella debolezza del comparto commodity che risente del clima di rallentamento economico globale. Metalli industriali, materie energetiche e prodotti da agricoltura sono negativi. Svettano i metalli preziosi e, a sorpresa, gli animali da carne".

 

 

Cosa se ne deduce?

È in corso un processo deflazionistico (come conferma il grafico che propongo in questo report con il rapporto tra Rame e Oro). Processo che vale solo per i beni fisici (le cosiddette Goods). Infatti, su entrambe le sponde dell’Atlantico il fuoco dell’inflazione è alimentato dal comparto dei servizi, il cui costo resta estremamente elevato. D’altronde il fattore demografico in questo mondo orientato al futuro premia un’economia di servizi, più che di beni fisici. Siano essi digitali come il Software-As-A-Service o lo sharing di veicoli o il delivery di cibo, siano essi servizi orientati al benessere della persona come per i settori Travel & Leisure e Wellness, che hanno ricevuto nuovo impulso globale nel post-pandemia.

 

Ma è tutto oro ciò che luccica?

Ciò che stona è il dato delle posizioni short aperte sull’azionario dai grandi fondi di investimento e, guardando all’analisi settoriale, è vedere che ad aprile i settori premiati dal flusso di liquidità sono nuovamente quelli difensivi mentre restano scarichi i settori che sono tradizionalmente associati alla ripartenza dell’economia. Settore finanziario in primis, travolto ancora dalla crisi bancaria che è tornata a minacciare i mercati con il fallimento di First Republic Bank, salvata in extremis da JP Morgan.

Parlando di banche, il pensiero va all’azione delle Banche Centrali. Sebbene molti commentatori e analisti diano quasi certo un allentamento dei rigore, i timori dei governatori restano forti dal momento che la componente servizi non accenna a mitigare il suo peso sull’inflazione. Quindi aspettiamoci ulteriori aumenti dei tassi di riferimento e nuove restrizioni di politica monetaria. Va controcorrente la sola Bank of Japan che ad aprile ha rimarcato la sua decisione di mantenere il tasso di riferimento sottozero con grande felicità del mercato azionario giapponese che ha strappato nuovamente al rialzo sull’indebolimento della valuta locale.

 

Un trend che ben conosciamo...

Uno scenario intermarket che si ripete da oltre un ventennio, portato all’estremo in Giappone dalla «Abenomics» voluta da Shinzo Abe dal 2012 in avanti. L’azione delle Banche Centrali ha un peso anche sul mercato obbligazionario che resta nell’occhio del ciclone e ci segnala con la costante inversione della curva dei rendimenti che i problemi non sono ancora alle spalle e che bisogna mantenere la massima prudenza senza farsi prendere da facili ottimismi. Gli investitori sembrano averlo capito, come dimostra la lettura degli indicatori di sentiment che restano tra la neutralità e una certa positività. Il quadro che abbiamo tratteggiato è estremamente complesso e sicuramente fuori dagli schemi descritti in qualsiasi testo di analisi dei mercati finanziari.

D’altronde ci troviamo a navigare in acque sconosciute e con una nebbia che di certo non aiuta a fare il punto nave. Siamo nel mezzo di una guerra che coinvolge l’Europa e che non sembra finire mai, viviamo un cambiamento climatico epocale che accelera gli sforzi per una transizione dell’economia globale a un modello più sostenibile, e a livello geopolitico (ma anche demografico, economico, militare e tecnologico) ci avviamo a grandi passi verso un «Nuovo Ordine mondiale» dove il ruolo dell’Occidente non è ancora ben identificato.

 

Come ci si muove allora?

Si naviga quindi a vista con il supporto del nostro rodato modello di analisi intermarket «Ruota dei Mercati» che (pur con tutte le limitazioni dovute all’eccezionalità di questa situazione) ci permette di capire dove si orientano i grandi flussi di liquidità. Concludendo, il rischio di trappole per i tori resta molto alto. Maggio potrebbe essere il mese che ci dirà se la nostra ipotesi di Bear Market è sempre valida (ovvero siamo ancora nello Stadio 1 del Business Cycle) oppure si è già saltati dentro lo Stadio 2 (quello da cui ripartono i mercati dopo la formazione del minimo). Lo sapremo, a nostro avviso, dai mercati europei che sono vicini ai massimi del 2022, poi dagli altri mercati occidentali.

Come sapete, solo Mister Market ha sempre ragione, quindi attendiamo un suo segnale! Come sempre in questi casi, vale la raccomandazione di agire con la massima prudenza. Ricordando il vecchio detto di Borsa: «Sell in May and Go Away!».

 

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