Outlook 2024, i tre fattori di rischio per i mercati

Eric Bertrand, deputy chief executive officer di Ofi Invest AM, spiega che “vediamo positivamente soprattutto i titoli del comparto high yield con il rating più alto”
20/11/2023 | Redazione Advisor

“Novembre è da sempre quel mese in cui gli investitori iniziano a porsi molte domande su quello che sarà l’andamento dei mercati nell’anno successivo, sulla base degli eventi e dei trend più importanti che hanno caratterizzato quello in corso”. Eric Bertrand, deputy chief executive officer di Ofi Invest AM, ricorda che “per quanto riguarda il 2024, non si può evitare di prendere in considerazione le ultime mosse dei due maggiori istituti di credito centrali, ovvero la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea, le quali hanno dato importanti chiarimenti su cosa dovremmo aspettarci nel prossimo futuro”.

“Il primo elemento da considerare - argomenta il manager - riguarda, ovviamente, la lotta all’inflazione, che verrà ancora tenuta sotto stretta sorveglianza, ma la si lascerà convergere verso gli obiettivi prefissati in modo ‘naturale’, senza andare ad accrescere ulteriormente i tassi d’interesse di breve periodo. Allo stesso tempo, è importante notare come i mercati fixed-income stiano ancora reagendo all’incredibile solidità mostrata dalla crescita degli Stati Uniti, testimoniata dal picco del rendimento dei Treasury decennali, prima che fosse riassorbito grazie alle rassicurazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, sulla possibilità che la politica monetaria restrittiva rimanga in vigore. Considerando però che la crescita degli Usa potrebbe perdere vigore nei prossimi mesi e che quella europea si attesta già attorno allo 0%, riteniamo che i tassi di breve periodo resteranno stabili per altri tre trimestri e che solo dalla seconda metà del 2024 potrebbero iniziare a contrarsi nuovamente”.

“Per questo motivo - constata il gestore - i rendimenti obbligazionari appaiono ancora interessanti, se non altro per le opportunità di carry attorno ai livelli attuali. Lo stesso possiamo dire anche per le obbligazioni corporate, che mantengono profili e tassi attrattivi; tuttavia, in questo ambito conviene essere molto selettivi visti i possibili rallentamenti dell’economia appena menzionati. Come Ofi Invest AM, vediamo positivamente soprattutto i titoli del comparto high yield con il rating più alto”.

Per quanto riguarda il comparto azionario, “l’outlook è molto diverso. Infatti, i vari mercati registrano ancora un’elevata volatilità, soprattutto per via di tre componenti di rischio incombenti a cui questi sono molto esposti: i tassi d’interesse, la geopolitica e le previsioni sugli utili nel 2024. Sebbene, come visto con il reddito fisso, la prima non sembra rappresentare più una grave minaccia, le altre due possono ancora avere un ruolo importante nel determinare il prezzo di mercato delle azioni. Infatti, oltre alla tragedia in termini umanitari, una possibile escalation del conflitto in Medio Oriente tra Israele e Hamas impone una grande cautela. Detto questo, i livelli ai quali sono scesi i principali indici potrebbero costituire i primi entry point, una volta che le attuali incertezze saranno state parzialmente attenuate, ma attualmente questa eventualità appare ancora remota”.

Infine, il manager ritiene che “per i prossimi mesi sia interessante anche guardare al mercato valutario. Infatti, è dallo scorso luglio che il dollaro ha ottenuto sovraperformance rispetto all’euro, ma questo trend ha iniziato a stabilizzarsi a ottobre per poi invertirsi nei primi giorni di questo mese, ricevendo il giudizio “più debole del previsto” dalle autorità statunitensi. Tuttavia, al momento questo non ci fa propendere per un massiccio spostamento di flussi verso il tasso di cambio euro/dollaro nel breve periodo. Al contrario, guardiamo con maggiore curiosità al Giappone e allo yen. Infatti, sebbene la decisione della Bank of Japan di abbandonare la sua politica di controllo delle curva dei rendimenti non abbia rafforzato particolarmente la valuta locale (che dal 2008 si attesta attorno a 160¥ = 1€), riteniamo che nel medio-lungo termine il Paese del Sol Levante riuscirà nel suo obiettivo se continuerà il processo di normalizzazione della sua politica monetaria”.

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