Il risparmio gestito italiano è rimasto immune al Covid-19

Tommaso Corcos: “Il nostro mercato dei fondi, con una perdita dell’1%, si è comportato meglio rispetto a quello europeo i cui deflussi, in rapporto al patrimonio complessivo, corrispondono a un calo di circa il 2% degli asset”. L’a.d. di Fideuram dà grandi meriti al lavoro svolto dai CF
26/06/2020 | Redazione Advisor

Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni e amministratore delegato di Fideuram, in un’intervista al Messaggero, spiega che in Italia l’industria del risparmio gestito ha retto meglio rispetto al resto dell’Europa. “Il mercato italiano dei fondi – sottolinea - si è comportato meglio rispetto a quello europeo i cui deflussi, in rapporto al patrimonio complessivo, corrispondono a un calo di circa il 2% degli asset". 

Corcos snocciola numeri importanti: “Analizzando la categoria dei fondi aperti, a marzo, nel pieno dell'emergenza, i riscatti hanno raggiunto 10 miliardi causando una perdita di appena l'1% dei circa mille miliardi di asset totali. Si peni che durante la crisi del 2007-2008 il sistema registrò deflussi complessivi per 280 miliardi, in un'epoca in cui il patrimonio gestito era la metà. La ripartenza è in atto, come confermano i dati di aprile (+5,7 miliardi di raccolta dei fondi aperti) e maggio (+5,4 miliardi di raccolta complessiva, di cui 3 dai fondi aperti) che hanno permesso di ridurre i deflussi complessivi da inizio anno a 4,5 miliardi. Anche il patrimonio totale è in risalita a 2.210 miliardi a maggio (+1,5% su aprile, +3% su marzo), grazie anche alla ripresa delle Borse. Ecco perché possiamo affermare che in questa terribile crisi l'industria del risparmio gestito ha tenuto e il risparmiatore italiano ha dato prova di maturità, anche grazie al supporto dei consulenti finanziari”.

Poi plaude ai PIR alternativi: “Sono prodotti di tipo chiuso particolarmente adatti a un risparmiatore evoluto che ne comprende le logiche di investimento. Questi strumenti puntano a rilanciare gli investimenti immettendo il risparmio privato nelle PMI, che rappresentano una parte rilevante del nostro sistema Paese. Al tempo stesso questi prodotti consentono di offrire rendimenti più interessante. In termini di raccolta è forse prematuro proporre oggi dei volumi, ma le prime stime di Equita - secondo cui lo strumento può arrivare a una raccolta annua compresa tra 2 e 3 miliardi di euro, fino a raggiungere 15 miliardi nei prossimi cinque anni - ci sembrano plausibili e più che sufficienti ad assegnare un valore strutturale a questo strumento”.

Quali altri interventi normativi sarebbero opportuni per favorire lo spostamento di una parte dei risparmi verso strumenti di risparmio gestito? “Entro il 3 luglio è atteso il parere degli operatori in risposta alla consultazione lanciata dal Mef a partire dalla proposta di Assogestioni per la riduzione delle soglie di ingresso ai fondi alternativi riservati, ideali per costruire Pir alternativi. Nello specifico, si tratta di aprire questi fondi a una platea di clientela retail più ampia, con patrimoni di medie e grandi dimensioni, abbassando la soglia di ingresso da 500 a 100 mila euro e valorizzando il servizio di consulenza finanziaria a tutela dei clienti-risparmiatori. Altro ambito d'attenzione è lo sviluppo della previdenza complementare, che con l'arrivo dei prodotti pensionistici personali paneuropei (Pepp) contribuirà alla crescita di un mercato istituzionale a sostegno dell'economia reale. L'arrivo dei Pepp costituisce l'occasione per migliorare la previdenza complementare attraverso la revisione del sistema fiscale garantendo maggiore flessibilità alle forme di erogazione”.

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