Agli investitori piace la gestione attiva

Così hanno risposto quelli istituzionali che sono stati coinvolti nel sondaggio condotto da BlackRock a livello globale lo scorso dicembre.
26/01/2016 | Marcella Persola

Gestione attiva al top nel 2016. Gli investitori istituzionali sono pronti ad abbracciarla per combattere i trend macro, anticipare la volatilità dei mercati e le divergenti politiche economiche. Sono queste alcune delle evidenze emerse dalla ricerca condotta da BlackRock.

 

Nel mese di dicembre dello scorso anno, infatti, l'asset manager ha effettuato un sondaggio coinvolgendo 170 società che rappresentano 6,6 trilioni di dollari di patrimonio in gestione, per capire quali possibili cambiamenti avrebbero compiuto nel 2016.

 

Il risultato del sondaggio mostra una maggiore predilezione per gli asset illiquidi, inclusi private e credit real asset.

 

In particolare questo incremento è spiegato dal fatto che gli strumenti e le strategie illiquide attraggono gli investitori in quanto considerate nuove fonti di ritorni e in grado di rispondere meglio alle richieste di rendimento da parte dei clienti. In dettaglio gli istituzionali americani e quelli canadesi sarebbero pronti a switchare verso gli asset illiquidi e di ridurre la propria esposizione sull'equity. Diversamente gli europei e gli investitori della regione EMEA che vogliono limitare l'esposizione su cash e fixed income, ma aumentare quella nell'immobiliare e in altri real asset.

 

Sul fronte hedge fund, invece, nonostante i deludenti ritorni del 2015, l'allocazione su tali strumenti resta globalmente forte, con una maggiore esposizione da parte degli istituzionali americani e canadesi, mentre la controparte europea si dice pronta a una riduzione dell'allocazione.

 

E sulle asset class tradizionali? Anche qui l'atteggiamento è abbastanza contrastato. Se a livello globale c'è una tendenza a diminuire l'allocazione azionaria, la tendenza è più pronunciata in USA e Canada rispetto all'Europa ed EMEA. Per quanto riguarda invece il reddito fisso gli istituzionali prevedono una modesta riduzione. Tale tendenza appare più pronunciata in Europa dove il 17% dei rispondenti al sondaggio afferma di prevedere una minore allocazione sul reddito fisso.

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