Gestore della settimana: "Big Data revolution"

Il potere delle informazioni nell'era del digitale coinvolge anche gli asset manager. Prospettive e confini di una rivoluzione alle porte, spiegati da Javier Rodriguez-Alarcon, head of the Quantitative Investment Strategies EMEA di Goldman Sachs AM.
14/03/2016 | Davide Mosca

Il fatto che l'era del digitale abbia portato ad un aumento esponenziale delle comunicazioni e delle quantità di dati prodotti e scambiati è una constatazione alla portata di ognuno. Anche velocità e complessità delle reti di trasmissione è cresciuta enormemente. È un cambiamento epocale che prende il nome di Big Data. La premessa per la sua nascita è la digitalizzazione delle informazioni e la loro conseguente infinita riproducibilità; la sua crescità è invece determinata dal miglioramento delle tecnologie di trasmissione e archiviazione. Nel mondo viene creata ogni giorno una enorme quantità di dati che rimangono disponibili e utilizzabili in modo concreto e profittevole da chi ne ha le competenze.

 

Tutti i settori economici sono interessati. Dalla logistica alla grande distribuzione, dall'healthcare ai sistemi di posizionamento satellitare, con la creazione di nuove possibilità di business e la scoperta di terreni di conquista inesplorati. "I Big Data rappresentano una vera e propria rivoluzione anche per l’asset management", afferma Javier Rodriguez-Alarcon, head of the Quantitative Investment Strategies EMEA di Goldman Sachs Asset Management.

 

Rodriguez-Alarcon guida i team multidisciplinari Alternative Investment Strategies e Client Portfolio Management basati a Londra che dell'analisi e dell'utilizzo dei Big Data hanno fatto il fulcro delle strategie di investimento per i Goldman Sachs Core Equity Portfolios. "In linea generale il metodo di lavoro è lo stesso ed è comune a molte delle realtà di successo del nostro settore. - spiega l'head of the Quantitative Investment Strategies EMEA di Goldman Sachs AM - Partire dalle premesse, dall’intuizione economica e dai fondamentali. Ciò che però differenzia il nostro approccio risiede nel processo di validazione dei dati e delle informazioni."

 

Realizzare investimenti di successo significa combinare nel modo corretto un'ampia quantità di dati e maggiore è la mole e la velocità di acquisizione ed elaborazione, maggiore è l’accuratezza della scelte operate sui titoli in portafoglio. Basti pensare all’enorme quantità di news, commenti e in generale informazioni testuali e vocali che riguardano ogni mese, o anche ogni giorno, un singolo titolo o prodotto finanziario. Questi dati non classificati possono essere analizzati attraverso sistemi complessi di elaborazione del linguaggio mirati alla ricerca di tendenze specifiche. "Gli analisti che effettuano la ricerca di supporto agli investimenti - sostiene Rodriguez-Alarcon - sono ovviamente riluttanti ad alzare o abbassare un target price o un rating troppo rapidamente date le ovvie conseguenze di tali decisioni sui mercati. Tendono quindi a riflettere le nuove opinioni in modo incrementale, cambiando, all'interno delle loro relazioni, il tono e l’orientamento dei testi. Attraverso i Big Data è possibile individuare la tendenza sottesa nei pareri degli analisti e fornire agli investitori un vantaggio informativo nella decisione di acquistare o vendere un titolo."

 

Questo è solo uno dei modi in cui i Big Data possono rivoluzionare la gestione finanziaria perché ovunque esistono variabili che influenzano gli andamenti economici e informazioni classificate e non classificate connesse. "La capacità di accedere, incamerare e elaborare questi dati - conclude Rodriguez-Alarcon - è una grande sfida di innovazione ed è ciò che farà la differenza nei prossimi tre anni." Anche nell'industria dell'asset management.

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