Valutare, selezionare, avere pazienza: ecco le tre regole d'oro

Un approccio basato sugli asset realmente di qualità e su un orizzonte temporale di medio periodo: ecco la strategia vincente secondo Stephanie Butcher (Invesco).
15/04/2016 | Redazione Advisor

E’ normale che dopo due profonde crisi in 5 anni (la crisi finanziaria globale seguita dalla crisi del debito sovrano europeo) gli investitori europei prediligano le asset solide come rifugio sicuro (titoli di stato tedeschi e USA e settori difensivi ) per i propri risparmi. Il problema è che le valutazioni di queste asset class sono diventate estremamente care.

 

Basta osservare le performance dei settori dei beni di prima necessità e, in misura minore, della salute. Questi settori mostrano segnali di sopravvalutazione secondo quasi tutti i parametri. In base al rapporto prezzo / utili (p/e) di Shiller, i titoli europei dei beni di prima necessità sono attualmente scambiati a un premio del 55% rispetto alla media a lungo termine mentre il rapporto p/e degli ultimi 12 mesi dell'Indice MSCI Europe Consumer Staples si attesta a circa 27x.

 

A questo proposito, tenendo conto che ogni crollo dei mercati è sempre stato originato dallo scoppio di bolle finanziarie o da valutazioni eccessive, meglio posizionarsi sugli asset realmente di qualità. In altre parole, in Invesco siamo convinti che la focalizzazione sulle valutazioni sia essenziale ai fini del controllo del rischio. Quando le circostanze cambiano (come può succedere per titoli, settori, paesi e anche intere aree geografiche o valutarie), l'impatto è molto più dannoso nei casi in cui non vi è un supporto in termini di valutazioni, spesso perché per natura le valutazioni elevate sono associate a un affollamento di posizioni: tutti voglio investire in quella specifica asset class ma, allo stesso tempo, tutti sono pronti a vendere non appena il vento cambia.

 

Dove orientare quindi gli acquisti? Oggi, per esempio, c’è valore nelle banche, nelle grandi compagnie petrolifere integrate, nelle società di telecomunicazioni, nelle imprese di logistica e nelle aziende cartarie, che però non godono del gradimento della maggioranza degli investitori. Si tratta di società con bilanci robusti, rendimenti azionari elevati e management team focalizzati su rendimenti, allocazione dei capitali, controllo dei costi e rendimenti per gli azionisti, che, nonostante ciò,sono al momento disponibili a valutazioni relativamente basse.

 

Per Invesco orientarsi sui titoli di qualità intrinseca e non legata al momentum di mercato rappresenta un vantaggio competitivo nella gestione attiva perchè permette di concentrarsi su società sottovalutate con limitati spazi di downside e ampi spazi di upside

 

“Il motivo per il quale preferiamo essere concentrati sulle valutazioni è che, nel lungo termine, hanno dimostrato di avere un'elevata correlazione con i rendimenti degli investimenti . Quest'approccio si contrappone alla focalizzazione su fattori, quali la crescita del PIL, che storicamente hanno evidenziano di avere pochi o inesistenti legami con i rendimenti degli investimenti a lungo termine” tiene a puntualizzare Stephanie Butcher Gestore del Team Invesco European Equities.

 

Nel breve periodo, tuttavia, c’è il rischio che tali scelte siano penalizzanti dal punto di vista  emotivo (il mercato tende paradossalmente a far scender più questi titoli che quelli sopravvalutati) al punto da indurre a vendere chi questi titoli li ha in portafoglio. Pertanto, adottare una strategia «contrarian» ai flussi di investimento del mercato risulta molto difficile da adottare dai risparmiatori fai da te.

 

I fondi Invesco sposano la strategia basata sui titoli con fondamentali di qualità ma prescrivono un orizzonte temporale di investimento di almeno due-tre anni: un arco di tempo che consente ai titoli trascurati dal mercato di rivalutarsi e, al contempo, di superare le insidie emotive temporanee delle turbolenze sui mercati.

 

“In sintesi, come investitori a lungo termine riteniamo che il singolo fattore più importante consista nel focalizzarsi sulla valutazione: crediamo sia semplicemente essenziale per conseguire un buon rapporto rischio/rendimento per i nostri clienti” tiene a precisare Butcher. "La natura a lungo termine dello stile d'investimento adottato dai team di Invesco è un  indubbio vantaggio competitivo: un numero sempre minore di attori del  mercato dispone infatti della capacità di adottare un'ottica di lungo termine".

 

“Per fare un esempio concreto, relativamente al settore energetico ragioniamo veramente in un'ottica di 2-3 anni in considerazione di fattori quali profondi cambiamenti industriali, riduzioni di costi, spese in conto capitale, focalizzazione sui rendimenti e allocazione di capitale” rivela Butcher, perché è in segmenti come questo che trova opportunità di investimento: occasioni quasi precluse per un investitore a breve termine che, sebbene possa rintracciare titoli scambiati a rapporti prezzo/valore contabile storicamente bassi, sarebbe facile preda dello spavento derivante dagli andamenti di Borsa dettati da fattori che esulano dai valori fondamentali.

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