Risparmiatori italiani: i più sensibili in Europa ai criteri ESG

È quanto emerge da un recente sondaggio condotto da Schroders su 20.000 investitori di cui 1.000 in Italia
15/12/2016 | Massimo Morici

A sorpresa sono i risparmiatori italiani e non quelli del Nord Europa, dove la finanza etica è ben più sviluppata che da noi, i primi nel Vecchio Continente per l’importanza attribuita ai criteri ESG (Environment, Social, Governance) nelle loro scelte di investimento, stando a quanto emerge dagli ultimi dati dello Schroders Global Investors Study 2016. A livello aggregato, gli investitori europei hanno tuttavia ancora molti passi in avanti da fare in materia per avvicinarsi ai livelli di sensibilità registrati in Asia, nelle Americhe e mediamente in tutto il mondo.

La ricerca di Schroders ha coinvolto 20.000 investitori in 28 Paesi, di cui 1.000 solo in Italia, ai quali, tra i vari ambiti di indagine, è stato chiesto di assegnare un punteggio – in una scala dove 1 equivale a “per niente” e 10 a “cruciale” – per valutare quanto siano importanti i criteri ESG nel prendere decisioni di investimento. I risultati parlano chiaro: gli investitori del Vecchio Continente, pur assegnando punteggi elevati a livello assoluto all’importanza dei fattori di buona corporate governance (6,8), di good social responsibility (6,6) e di impatto ambientale positivo (6,5), evidenziano arretratezze al confronto con il sentiment mondiale.

Il punteggio assegnato dagli investitori di tutto il mondo all’importanza di tali criteri è infatti, in media, pari rispettivamente a 7,2, 6,9 e 6,8 punti. Più precisamente, disaggregando i dati, il continente americano spicca su tutte le aree mondiali, forte di un punteggio di 7,7 assegnato all’importanza dei fattori di buona corporate governance, di 7,5 per i fattori di good social responsibility e di 7,3 per le tematiche ambientali. Segue l’Asia (7,4 punti, 7,1 punti e 7,0 punti, rispettivamente) e solo in terza posizione troviamo l’Europa. In quest’area, gli investitori italiani, segnalandosi al primo posto, sembrano essere più in linea con il resto del mondo.

I risparmiatori del Bel Paese assegnano infatti un punteggio di 7,4 (6,8 la media europea) all’adozione di criteri di buona corporate governance, e un 7,2 (6,6 media europea) ai criteri di responsabilità sociale, con analoga attenzione manifestata nei confronti delle tematiche ambientali (7,1 vs 6,5 media europea) “L’interesse per le tematiche ESG da parte degli investitori non può che crescere, data l’importanza che questi aspetti già rivestono per i millennial. Sebbene i rendimenti siano ancora un fattore centrale quando si prendono decisioni di investimento, la rilevanza dei criteri ESG per gli investitori finali rende tali tematiche troppo significative per essere ignorate” ha commentato Jessica Ground, global head of responsible investing di Schroders.

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