Fondi: la Cina ora conta di più sugli indici azionari

MSCI ha deciso di includere le azioni A nell'indice MSCI Emerging Markets. Ecco cosa cambia per gli investitori
22/06/2017 | Massimo Morici

Da diversi anni è al vaglio la possibilità di includere le azioni cinesi di classe A all’interno dell’indice MSCI Emerging Markets. E MSCI martedì 2 giugno ha deciso (qui il comunicato) che questo tipo di titoli entreranno a far parte dell’indice MSCI Emerging Markets: è il quarto tentativo di ingresso delle azioni cinesi scambiate sulle Borse interne (Shanghai – Shenzhen - Pechino) e rappresenta un primo passo molto più appetitoso per gli investitori. L’ingresso vero e proprio, tuttavia, non ci sarà prima di maggio 2018.

In passato, l’inclusione delle azioni di classe A era stata rimandata prevalentemente a causa dell’impatto che questo cambiamento avrebbe generato nell’immediato sugli strumenti passivi che replicano l’indice, in attesa che la Cina risolvesse alcuni ostacoli tecnici e implementasse il programma di stock connect. Per gli investitori internazionali, inoltre, ci sono ancora temi che destano preoccupazione, come quello sul controllo del capitale. Inizialmente tale iniziativa riguarderà pochi titoli e l’impatto di questa modifica all’indice MSCI EM sarà dunque limitato nel breve termine: il peso delle azioni di classe A negli indici rimarrà marginale e sarà esteso in maniera graduale.

"La scelta trova ampio sostegno da parte di investitori istituzionali internazionali che Msci ha consultato, soprattutto a seguito dell'impatto positivo sull'accessibilità del mercato delle azioni A cinesi e del programma Stock Connect. A questo si aggiunga la semplificazione e facilitazione da parte delle autorità di Borsa locali nei requisiti di pre-approvazione verso i veicoli di investimento legati agli indici internazionali" ha riportato Msci nella sua nota ufficiale.

COSA CAMBIA PER I MERCATI 
Guardando al mercato, a breve termine si potrebbero registrare effetti positivi sul sentiment nei confronti delle azioni di classe A: saranno 222 i titoli China A large Cap inseriti all'inizio e si prevedono afflussi iniziali per soli 1,5 miliardi di dollari americani, ma questo sarà solo l’inizio. L’inclusione delle azioni cinesi all’interno degli indici MSCI potrà comunque rappresentare, nel tempo, un fattore tecnico importante sui mercati azionari in termini di flussi. Nel medio e lungo termine tutto dipenderà dai fondamentali di ogni azienda, alcune società riscuoteranno il favore degli investitori, altre invece no.

Per quanto riguarda le H-share (azioni quotate a Hong Kong), MSCI intende includere nell'indice una doppia quotazione A e H: ciò significa, infatti, che lo sconto di valutazione tra doppie quotazioni per lo stesso titolo andrà a ridursi. Oltretutto, un ampliamento del numero di titoli compresi nell'indice potrebbe suscitare una maggiore competizione per aggiudicarsi i capitali degli investitori.

COSA PENSANO I BIG
"L'annuncio non è una grande sorpresa per noi dato che l'inserimento delle China A Shares sarà attuato l'anno prossimo. Riteniamo che non ci saranno ripercussioni significativi sul mercato in generale né a breve né a medio termine poiché gli investitori avranno il tempo di adeguare i loro portafogli di investimento visto che la nuova ponderazione sarà effettuata gradualmente per un certo numero di anni. Tuttavia, dobbiamo essere cauti soprattutto nel caso in cui le ponderazioni delle azioni di Hong Kong e Cina aumentano così tanto che dominano l'indice e altri paesi non ottengono l'attenzione che meritano” sottolinea Mark Mobius, executive chairman di Templeton Emerging Markets Group sull'inserimento delle China A Shares nell'indice MSCI. “In termini di settori favoriti, come gestori attivi non seguiamo l'indice e continuiamo a favorire le azioni orientate al consumo e le società tecnologiche (internet, in particolare) in Cina. Dato l’iter che ci guiderà verso l’inserimento, crediamo che la Cina possa aprirsi di più in termini di allentamento graduale relativamente al suo controllo forex " aggiunge Mobius.

"La tanto attesa inclusione delle A-share nell'indice MSCI Emerging Markets è una novità positiva, poiché offre una flessibilità di gran lunga maggiore per gli investimenti nell'universo delle A-share. In particolare, l'ammissione di questi titoli nell'indice ha una forte valenza simbolica, in quanto sancisce un miglioramento significativo dell'accessibilità al mercato delle A-share per gli investitori esteri. Prevedo già a partire da adesso un aumento dell'attenzione verso i mercati cinesi da parte degli investitori globali. L'inclusione delle A-share sosterrà indubbiamente il sentiment nonché la liquidità del mercato, favorendo un maggiore afflusso di capitali a medio-lungo termine” dice Raymond Ma, gestore di FF China Consumer Fund di Fidelity International. “Le differenze di valutazione tra le A-share e le controparti H-share – prosegue Ma - dovrebbero tendenzialmente diminuire. In generale, sembrano destinati a sovraperformare i titoli blue chip e large cap nei mercati delle A-share con politiche stabili in materia di dividendi. In questo mercato continueremo a prediligere le società nei mercati delle A-share che vantano ottime prospettive di crescita e una forte capacità di generare flussi di cassa".

COSA CAMBIA PER GLI INVESTITORI 
Per gli investitori globali, le A shares cinesi offrono la possibilità di investire in un universo ampio di idee con oltre 3.000 titoli quotati che rappresentano l’economia cinese e i suoi nuovi fattori che ne guidano la crescita. Questo mercato, tuttavia, è ancora considerato un’opzione più costosa rispetto ad altre, poiché ci vogliono ritorni molto alti per compensare l’aumento di volatilità dei prezzi delle azioni domestiche. Inoltre, il livello di trasparenza delle aziende domestiche cinesi è inferiore a quanto gli investitori internazionali vorrebbero e alcune banche depositarie in Europa e negli Stati Uniti non hanno ancora l'autorizzazione a negoziare questo tipo di azioni.

Nel breve termine, inoltre, questo mercato è soggetto al rischio di una stretta di liquidità dovuta alla riduzione della leva finanziaria, a un sistema bancario ombra più lento e a una crescita più bassa della massa monetaria (M2). "Ci aspettiamo che le H share e le società cinesi quotate negli US dominino l'interesse degli investitori" aggiunge Sean Taylor, cio APAC di Deutsche Asset Management. “A medio termine – prosegue - la decisione di MSCI dovrebbe migliorare l'interesse degli investitori e la fiducia nel mercato delle azioni di categoria A. Questi titoli sono attualmente negoziati nel Connect Program, il che significa un accesso a questo mercato molto più allargato da parte degli investitori globali".

“Con un’inclusione iniziale sotto il 5%, l’impatto sugli altri indici dovrebbe essere limitato, visto che le azioni di categoria A (A-shares) dovrebbero pesare solo per lo 0.1% dell’MSCI All Country World Index, lo 0.5% dell’MSCI Emerging Market e lo 0.6% dell’Asia (Giappone escluso). Per capire quanto potrebbe volerci, la Corea del Sud è entrata nell’indice con il 20% del suo mercato nel 1992 ed è arrivata al 100% nel 1998; Taiwan è entrato con il 50% del suo mercato nel 1996 e ha raggiunto il 100% nel 2005” aggiunge Kim Catechis, head of global emerging markets di Martin Currie (gruppo Legg Mason). “Le azioni A sono in grado di offrire il vantaggio di una maggiore diversificazione dal punto di vista della volatilità complessiva del portafoglio. Riteniamo che nel lungo periodo la Cina, come Paese, svolgerà un ruolo molto importante nei portafogli regionali ed emergenti e potrebbe diventare una asset class unica per gli investitori nel mondo” conclude Greg Kuhnert, gestore del fondo All China Equity Strategy di Investec Asset Management.

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