Si accendono le acquisizioni tra player ESG

Gli attori della finanza sostenibile si muovono per farsi spazio sulla scacchiera dello Sri. Nelle ultime settimane sono stati due gli M&A degni di rilievo.
29/03/2018 | Francesco D'Arco

Gli attori della finanza sostenibile si muovono per farsi spazio sulla scacchiera dello Sri. Nelle ultime settimane sono stati due gli M&A degni di rilievo: quello di Iss su oekom, e l’acquisizione di alcuni asset di Solaron da parte di Sustainalitycs.

 

La prima mossa è del 15 marzo scorso, quando l’americana Institutional Shareholder Services Inc. (Iss), che fino a non molto tempo fa si occupava esclusivamente di governance, ha acquisito il provider specializzato nell’analisi Esg, oekom. Iss ha messo, così, un’altra bandierina sul campo Sri, dal momento che si tratta della quarta acquisizione in due anni. Con questa manovra Iss chiarisce due obiettivi. Il primo è quello di proporsi quale player di riferimento nei servizi di ricerca, consulenza e governance Esg. Il secondo è che, con oekom (adesso rinominata Iss-oekom), ha messo un piede pesantissimo nel cuore del mercato europeo.

 

Soltanto quattro giorni dopo la mossa di Iss, è stata la volta del provider Sustainalytics, che ha annunciato di aver ultimato l’acquisto di alcuni asset da Solaron Sustainability Services. Obiettivo dell’acquisizione è la diversificazione dell’offerta per i clienti di Sustainalytics; Solaron è, infatti, leader di mercato nella fornitura di report Esg specializzati agli investitori istituzionali, e ha una forte competenza sui mercati emergenti. Nella nota con cui ha annunciato l’operazione, Sustainalytics sottolinea anche che «sfrutterà la piattaforma di rating innovativo di Solaron per migliorare molte delle iniziative di sviluppo già in corso». Inoltre «farà leva sull'integrazione delle risorse Solaron per soddisfare la crescente domanda di ricerca personalizzata focalizzata su interessi specifici dei clienti».

 

Qualche mese fa la stessa Sustainalytics era stata oggetto di un’operazione, quando Mornigstar aveva acquistato il 40% delle quote del provider.  In quel caso, però, non c’era stato il passaggio di maggioranza e, per di più, le due realtà avevano già avviato un preciso percorso di business comune.

Testo a cura di ETicaNews 

 

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