Previdenza: in Italia si accantona troppo poco

E' questa una delle ultime rilevazioni che emergono dall'annuale survey condotta da Schroders, che fa emergere un altro aspetto importante sul tema previdenziale, ossia che...
16/07/2018 | Marcella Persola

Italiani bocciati sul fronte previdenziale. Non è la prima volta che otteniamo questo tipo di bocciatura per la mancanza di stimare sia il gap previdenziale sia di cercare di trovare delle soluzioni.

L’ultima survey annuale condotta da Schroders, il Schorders Global Investor Study 2018 fa emergere un altro aspetto importante su tale fronte, ossia un ritardo nell’iniziare per tempo ad accantonare una percentuale di reddito adeguata in vista dell’età della pensione.

 

In dettaglio gli italiani non pensionati, infatti, pur ritenendo in media di dover destinare al loro benessere futuro il 12,5% delle loro entrate per condurre una vita confortevole, stanno accantonando a questo scopo solo il 9,8%. Si differenziano così dai risparmiatori degli altri Paesi europei che, a fronte di uno stesso livello di fabbisogno stimato (12,6%), accantonano mediamente il 10,5%. Allargando poi l’osservazione a livello globale, sale non solo la percentuale di accantonamento (12,2%), ma anche il livello di risparmio avvertito come adeguato per vivere confortevolmente (14,4%).

 

Una motivazione, evidenzia la nota stampa che accompagna lo studio,  può essere individuata confrontando le aspettative degli intervistati nei diversi Paesi in tema di reddito in età pensionistica.

Gli italiani prossimi alla pensione ritengono infatti che per vivere confortevolmente avranno bisogno di quasi l’80% (79,8%) dello stipendio percepito in età lavorativa, mentre quelli già pensionati dichiarano di ricevere il 73,7%. Un gap che in ogni caso aumenta ulteriormente a livello europeo dove, a fronte di un’aspettativa media di fabbisogno del 72,4%, quanto effettivamente percepito si ferma al 63%, e ancor più a livello globale, dove in media si rileva un’aspettativa del 73,9% contro il 60,8% di reddito effettivamente percepito.

 

Emerge inoltre dallo studio che, mentre gli italiani non ancora in pensione stimano che le spese basilari per vivere[2] in età pensionistica incideranno sul reddito complessivo per il 37% (35% per gli europei e 34% a livello globale), chi è già in pensione dichiara di dover destinare a tali spese in media il 53% (50% gli europei e 49% a livello globale). 

 

Di conseguenza, in ragione di un reddito complessivo in età post lavorativa giudicato insufficiente, emerge dalla ricerca di Schroders che i pensionati intervistati continuano a investire una percentuale significativa del reddito di cui dispongono in pensione, con gli italiani che destinano agli investimenti il 22%, gli europei il 18% e a livello globale il 19%. Percentuali molto elevate se comparate con quanto dichiarato da chi è ancora attivo nel mondo del lavoro che, proiettandosi nel tempo della pensione, stima di poter limitare gli investimenti a una minima parte del proprio patrimonio: 9% gli italiani, 8% gli europei e 9% a livello globale. 

 

Lesley-Ann Morgan, global head of retirement, Schroders, ha commentato: “A livello globale corriamo il serio pericolo che le persone sottovalutino la quota di reddito in età pensionistica necessaria per far fronte alle spese basilari, e più in generale il fabbisogno complessivo per vivere con un tenore adeguato, soprattutto nel contesto attuale, caratterizzato da scarsi rendimenti e inflazione in aumento. Non esiste la bacchetta magica. Per evitare di dover affrontare situazioni finanziare difficoltose durante la pensione, le persone devono prendere atto del bisogno di iniziare a risparmiare il prima possibile. Rimandare questo momento ai 50 o 60 anni significa arrivare con tutta probabilità troppo tardi per riuscire a colmare il gap.”

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