Populismo e volatilità, istruzioni per investitori obbligazionari

L'investitore dovrà chiedersi se l’emittente di debito (nel caso specifico, gli Stati) sia in grado di rimborsare il proprio debito e in secondo luogo, se esso intenderà farlo
06/11/2018 | Greta Bisello

Se si guarda alla cartina dell'Europa, i partiti populisti hanno via via guadagnato sempre più terreno. I partiti Rassemblement National e La France Insoumise in Francia, Lega e Movimento 5 Stelle in Italia, AfD e Die Linke in Germania, Ukip nel Regno Unito, Podemos in Spagna, PiS in Polonia, Fidesz in Ungheria, Syriza in Grecia e FPO in Austria, PVV nei Paesi Bassi o Vlaams Belang in Belgio sono ormai vicini ad arrivare al potere. Anche negli Stati Uniti e in America Latina (come dimostra la vittoria di Jair Bolsonaro in Brasile) il populismo continua a crescere.

 

Secondo uno studio Bloomberg il 41% del PIL dei paesi del G20 è nelle mani di questi governi rispetto al 4% registrato nel 2007. Il populismo non è dunque soltanto una sensazione ma una realtà effettiva. Nicolas Forest, global head of fixed income management e membro del comitato esecutivo di Candriam analizza che quest'ultimo "si manifesta concretamente nella rimessa in discussione dell’indipendenza delle banche centrali, nella critica alle istituzioni sovranazionali e nell’ascesa del protezionismo. L’amministrazione Trump ne offre un perfetto esempio attraverso le critiche senza precedenti dirette dal Presidente alla Fed o l’imposizione di ulteriori dazi sulle merci provenienti dalla Cina. Ma se Donald Trump è un perfetto esempio del pericolo populista che le democrazie si trovano ad affrontare, non ne è tuttavia la causa".

 

Un altro importante parametro da tenere in considerazione è quello delle diseguaglianze. "L’attuazione di programmi eccezionali di acquisti di asset da parte delle banche centrali ha, di certo, salvato il sistema finanziario ma non ha in alcun modo corretto il trend nella crescita delle diseguaglianze, divenute terreno fertile per i partiti populisti. Ora che i mercati finanziari hanno visto in questi ultimi giorni i primi segnali di volatilità, occorre chiedersi in che modo l’investitore obbligazionario debba tener conto di questo contesto politico" prosegue l'esperto.

Alla luce di questo nuovo scenario dunque, come deve comportarsi il'investitore obbligazionario? Secondo Forest deve porsi inanzitutto due domande: "Se l’emittente di debito (nel caso specifico, gli Stati) sia in grado di rimborsare il proprio debito, se ne abbia cioè i mezzi. E in secondo luogo, se esso intenda farlo. La prima domanda è evidentemente centrale in quest’analisi. Dal punto di vista matematico, la capacità di rimborso è determinata dal bilancio primario, dalla crescita nominale e dal costo del debito. Occorre constatare tuttavia che il populismo, almeno attualmente, spinge verso una politica di bilancio espansiva". 

 

Per la seconda domanda invece bisogna stabilire se l'ascesa del populismo intaccherà la fiducia tra Governo e il suo elettorato. "L’ascesa del populismo potrebbe indebolire questa volontà. La storia ci insegna che il numero di default in Europa negli anni ’30 e ’40 è esploso principalmente a causa dei cambiamenti politici. Questo è stato il caso dell’Austria e della Germania con l’ascesa dei governi fascisti. È anche il caso della Russia, dove nel 1918 il governo bolscevico si rifiutò (semplicemente) di rimborsare il debito del regime zarista. Più di recente, gli squilibri finanziari e il malgoverno sono sfociati in una serie di default in Africa e in America Latina" spiega l'esperto di Candriam.

Una delle possibili ricette per questi investitori potrà essere l'utilizzo e l'integrazione dei parametri ESG. Conclude così Forest: "Negli anni a venire, le crescenti ineguaglianze, il deterioramento della governance e i rischi sistemici legati al cambiamento climatico determineranno purtroppo inadempienze nei pagamenti. Pertanto, l’integrazione dei criteri ESG nella gestione obbligazionaria non rappresenta più un’opzione: è divenuta una necessità!"

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