Gestore della settimana: "Banche: ecco perché gli USA hanno vinto nel FinTech"

Guy De Blonay (Jupiter): "Le statunitensi si stanno rivelando all'avanguardia, ma quelle europee e asiatiche sono state più lente"
26/11/2018 | Redazione Advisor

Pubblichiamo un commento a cura di Guy De Blonay (nella foto), gestore del fondo Jupiter Global Financials, che a partire dal 3 dicembre diventerà Jupiter Financial Innovation.

Negli ultimi anni, gli sviluppi tecnologici, i cambiamenti normativi e l'ascesa dei millennials nativi digitali si sono sommati per dare vita ad una tendenza inarrestabile verso l'innovazione nel settore finanziario a livello globale. Se da un lato le banche restano nella posizione migliore per dominare il settore in futuro, dall'altro devono tenere il passo con la rapida rivoluzione digitale se vogliono resistere alla disruption. Le banche statunitensi si stanno rivelando all'avanguardia, ma quelle europee e asiatiche sono state più lente nell'aumentare la loro spesa in ambito IT per far fronte alle sfide dell'era fintech. 

Tuttavia, data la loro struttura complessa, ingenti somme vengono spese per i sistemi informatici in essere e per la relativa manutenzione, limitando spesso il budget disponibile per l'innovazione. Infatti, grazie anche in parte a sistemi informatici nuovi, che non necessitano di aggiornamenti, le società fintech possono attualmente offrire servizi fino al 50% più economici rispetto a quelli delle banche. Con una concorrenza così agguerrita, le banche devono quindi porsi in prima linea nello sviluppo e nell'adozione di nuove tecnologie se vogliono riuscire a difendere o aumentare la loro quota di mercato.

Così va negli USA...
Se è vero che a livello globale le banche stanziano capitali crescenti per la tecnologia e l'innovazione, in media spendono in IT solo il 10% dei loro ricavi e il 15% dei loro costi totali. Inoltre, solo il 36% della spesa totale in IT è destinato al front office e ad iniziative che cambieranno la banca, mentre il resto è destinato ad attività di back office e ad adempimenti normativi o di conformità.

La spesa delle banche in tecnologia e la volontà di innovare differiscono in modo significativo a seconda delle aree geografiche. Secondo una ricerca di Morgan Stanley, il settore bancario statunitense si è dimostrato generalmente il più disposto ad adottare nuove tecnologie, specialmente nel segmento delle large cap. JP Morgan, ad esempio, ha aumentato il suo budget tech da 9,5 miliardi di dollari nel 2017 a 10,8 nel 2018, e 5 miliardi del budget di quest'anno saranno spesi per nuovi sviluppi tecnologici.

In parte, le banche statunitensi sono state sostenute dalla normativa, in quanto le autorità di regolamentazione hanno in genere trattato le società del fintech allo stesso modo delle istituzioni finanziarie già affermate, consentendo così alle banche di competere ad armi pari e di poter stare al passo con la trasformazione digitale del settore.

...Mentre in Europa

Per contro, il settore bancario europeo sembra essere il più a rischio di disruption (con l'eccezione dei Paesi nordici). Il peso di anni di tassi d'interesse negativi ha fatto sì che le banche europee abbiano in genere investito poco in tecnologia, in quanto i tassi ridotti hanno intaccato i margini di profitto. Inoltre, a differenza degli Stati Uniti, le autorità di regolamentazione di tutta Europa sono state di solito più accoglienti nei confronti dei nuovi operatori fintech, per cui le banche del continente hanno faticato a modernizzarsi.

Ad esempio, la direttiva Ue PSD2 consente ai clienti delle banche di utilizzare fornitori terzi per gestire le proprie finanze, aprendo le porte alle aziende del fintech che desiderano offrire servizi finanziari.

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