Gestore della settimana: "Ecco le opportunità con la Brexit"

L'uscita del Regno Unito dalla Ue ha causato indiscutibile confusione e incertezza, ma non mancano le opportunità da cogliere sul breve e lungo termine
18/02/2019 | Massimo Morici

Il Regno Unito è nel caos. L'incertezza su Brexit continua a crescere e gli attori del mercato - insieme ai politici, a quanto pare – non hanno idea di quale forma Brexit assumerà. Gli investitori, di fronte a questo contesto di estrema incertezza, sembrano essere giunti alla conclusione generale che, allo stato attuale, non si possa investire nel Regno Unito. E questo sentiment si vede. Le valutazioni delle azioni britanniche rispetto a quelle europee sono crollate, visto che gli investitori stanno disinvestendo, e la valutazione relativa del FTSE 100 rispetto all'Europa a fine 2018 ha toccato il minimo storico di otto anni.

Secondo un sondaggio globale tra i gestori di fondi, il Regno Unito risulta essere la regione più osteggiata. Molti gestori di fondi e investitori stanno semplicemente evitando in blocco questo mercato. "Se è comprensibile questa reazione impulsiva all'estrema incertezza di Brexit, dobbiamo considerare quale sia esattamente il nostro lavoro di analisti e gestori. Per me la risposta è chiara: bisogna assumersi rischi calcolati in condizioni di incertezza. Se l'incertezza è così alta da diventare terrificante, allora si tratta in effetti solo di andare un po’ oltre quello che è il pane quotidiano degli analisti e gestori: assumersi rischi calcolati quando non si è sicuri di cosa accadrà dopo" spiega James Clunie (nella foto), head of strategy global absolute return di Jupiter Asset Management.

Quindi, per il gestore si tratta di normale amministrazione, solo con un po’ di attenzione in più. "In quest'ottica, e mentre altri hanno completamente escluso i rischi legati al Regno Unito e a Brexit, ci piace adottare un approccio diverso agli investimenti in azioni britanniche. Innanzitutto, analizziamo ognuna delle aziende a cui siamo interessati caso per caso, mettendo da parte le considerazioni geopolitiche. Poi, cerchiamo di capire se prenderemmo una posizione lunga o corta sul titolo prescindendo da Brexit e dalla situazione di confusione a livello parlamentare. Una volta fatto questo, pensiamo a cosa potrebbe andare storto e consideriamo anche gli aspetti politici, e quale impatto potrebbero avere" prosegue Clunie.

Questo si traduce per il gestore in una serie di scenari diversi, alcuni positivi, altri meno rilevanti, fino a quelli potenzialmente scioccanti. In questo contesto, si deve procedere in base alle probabilità e poi esaminare più da vicino le azioni che intendiamo includere in portafoglio. "Se per un determinato titolo sappiamo che ci sono alcune possibilità di conseguire delle perdite, ma la maggior parte degli scenari vedono profitti sul lungo periodo (3-5 anni), allora ci muoviamo per comprare. E viceversa con le posizioni corte" spiega Clunie che dice di aver aumentato leggermente la propria esposizione ai titoli UK.

"Ci sono molte giornate storte sul mercato in cui possiamo aggiungere a piacimento queste azioni, acquistandole a quelli che riteniamo siano buoni prezzi. Un esempio di questo approccio è Serco, una società che pare molto economica in base al nostro modello di valutazione. Non fallirà, il bilancio è buono e stanno vincendo molti contratti, inclusa la loro più grande commessa giusto qualche settimana fa. Gli analisti hanno infatti aggiornato al rialzo le stime sugli utili. Nel complesso, il titolo appare relativamente economico, con buone notizie in vista e revisioni al rialzo. Fra altri esempi di titoli vi è Forterra, il produttore britannico di mattoni. La società ha dei fondamentali molto positivi e in base al modello reverse discounted cashflow le azioni appaiono economiche rispetto al mercato" conclude il gestore.

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