Effetto Brexit sulla nuova UCITS

“I poteri di equivalence non conferiscono ai paesi terzi il diritto […] di ricevere una conferma dello status". Così la sfida politica tra UE e Regno Unito colpisce il mondo dell'asset management. E non solo.
03/08/2019 | Francesco D'Arco

La prossima UCITS potrà rivoluzionare la mappa del risparmio gestito europeo, soprattutto a causa delle modifiche relative alla regolamentazione delle cosiddetta “equivalence”. Modifiche che potrebbero mettere a rischio le attività di tutti quei gestori transfrontalieri che oggi hanno la possibilità di operare nei paesi dell’Unione grazie alla concessione dello status di “equivalence”, che riconosce appunto il diritto agli operatori finanziari di paesi terzi di agire liberamente oltre confine. 

 

Secondo la normativa vigente, in tutti gli ambiti finanziari, compreso quello dell’asset management, se l’UE riconosce lo status di equivalence ad un paese terzo sia gli operatori di quel paese possono agire “liberamente” nei paesi dell’Unione, sia gli attori dell’UE possono agire liberamente all’interno del confine di tali paesi. Finora tale status, una volta concesso, non veniva messo in discussione nel momento in cui il quadro normativo del paese interessato fosse in grado di soddisfare i criteri richiesti. Ma l’ultimo documento programmatico dell’UE, reso noto il 29 luglio scorso, ha cambiato le carte in tavola aprendo uno scenario rischioso, soprattutto in vista di una eventuale Brexit senza accordo. 

 

“I poteri di equivalence non conferiscono ai paesi terzi il diritto […] di ricevere una conferma dello status, anche se tali paesi terzi sono in grado di dimostrare che il loro quadro normativo soddisfa ancora i criteri pertinenti” si legge nel documento che rischia di trasformare anche la prossima revisione della UCITS in uno strumento politico per la gestione della Brexit.  

 

Non è un caso che proprio il mese scorso la commissione ha lasciato scadere lo status di “equivalence” della Svizzera, e nelle ultime settimane ha bloccato quello di Argentina, Australia, Brasile, Canada e Singapore perché non stavano rispettando le nuove norme dell'UE per le agenzie di riferimento del credito. 

 

La possibilità che lo status di “equivalence” nell’ambito dei servizi finanziari (e del risparmio gestito in particolare) possa essere revocato in qualsiasi momento a discrezione dell'UE è oggi una delle principali preoccupazioni delle società di servizi finanziari nel Regno Unito.

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