Oro in ripresa. L'analisi di VanEck

Foster (VanEck): "Dopo la crisi l'andamento delle azioni aurifere continuerà ad essere fondamentalmente buono"
06/04/2020 | Lorenza Roma

L'epidemia di Coronavirus ha generato una crisi quasi paragonabile a quella del 2008. Alla luce dell'attuale scenario di emergenza, Joe Foster, portfolio manager e strategist di VanEck, ha analizzato la traiettoria dei cicli di ripresa dell’oro. "Sebbene gli effetti dell'ultima ondata di vendite e della pandemia non siano ancora evidenti, continuiamo a guardare con ottimismo alle prospettive a breve termine dell'oro e delle azioni aurifere", spiega il manager. "È relativamente facile spiegare le ragioni che giustificano gran parte dei movimenti dei prezzi dell'oro e riteniamo che le società aurifere continuino a esibire fondamentali solidi e valutazioni davvero interessanti. Quanto alla pandemia, le società stanno prendendo tutte le precauzioni necessarie. Sebbene prevediamo che alcune attività ne risentiranno, dai nostri colloqui con i management aziendali emerge che si sta compiendo ogni sforzo per garantire scorte, linee di fornitura, salute dei dipendenti e piani di backup con l'obiettivo di dare sostegno alla produzione", aggiunge Foster.

 

Secondo il manager di VanEck, le ragioni alla base delle recenti pressioni sul mercato dell'oro sono essenzialmente due: La chiusura delle posizioni coperte nei fondi basati su strategie risk parity e su altri modelli di volatilità e le liquidazioni per reperire liquidità, perchè nelle fasi ribassiste dei mercati è normale – soprattutto tra i fondi a leva – vendere per soddisfare le richieste di margini e reperire liquidità per coprire le perdite sui mercati azionari.

 

"Riteniamo che dopo la crisi, l'oro e le azioni aurifere tendano a recuperare più rapidamente rispetto al mercato in generale", prosegue il manager. "Riteniamo che, in linea generale, l'andamento delle azioni aurifere continui ad essere fondamentalmente buono. Non ci aspettiamo problemi creditizi, sebbene le misure poste in essere dalle aziende per ridurre i costi e la spesa per investimenti e per evitare di ripetere gli errori del passato potrebbero tradursi in un aumento addizionale medio del free cash flow di quasi il 40%, a fronte di una variazione del prezzo dell'oro da 1600 a 1800 dollari l'oncia (per le società senior e mid-tier)", conclude Foster.

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