Risiko del gestito, Amundi mette Anima nel mirino

Gli analisti di Equita: “Un’eventuale operazione è subordinata a un'intesa con Banco Bpm, dato che le società sono legate da un accordo di partnership di lungo termine”
28/04/2020 | Redazione Advisor

Mentre Anima Holding vola in Borsa, si continuano a rincorrere i rumors circa l’interesse del gruppo francese Credit Agricole, attraverso la controllata Amundi, nei confronti della società guidata da neo amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril.

Come riportato da Radiocor Il Sole 24 Ore, Amundi vorrebbe entrare nel capitale, acquistando una quota rilevante di Anima. Forse sarebbe la prima mossa per una scalata. Banco Bpm detiene il 14,3% del capitale di Anima e Poste il 10%. Credit Agricole è forte in Italia nel risparmio gestito: ha già una importante partnership nel credito al consumo con la stessa Banco Bpm attraverso Agos Ducato, e ha acquisito Pioneer nel 2017 da Unicredit per 3,5 miliardi, facendo diventare l`Italia il secondo mercato per Amundi. Quest’ultima a fine 2019 deteneva asset under management per circa 177 miliardi. Quanto ad Anima, la società detiene un accordo di partnership con Banco Bpm fino a fine 2037.

“Stimiamo che Banco Bpm rappresenti il 26% degli asset under management di Anima (o il 48% ex AUM di Poste)”, hanno commentato gli analisti di Equita, ricordando che l’istituto ha un lock-up su una quota dell`8,1% fino al 30 giugno 2020. Gli esperti di Equita hanno raccomandato di acquistare le azioni, stimando un target di prezzo a 4,7 euro.

“Anima tratta con multipli attraenti: il rapporto tra prezzi e utili attesi per il 2020 è pari a sette volte, contro 13 volte di Amundi” hanno sottolineato. Gli analisti, però, hanno messo in evidenza che per una eventuale operazione su Anima sia necessario un accordo con Banco Bpm, dato che le società sono legate da un accordo di partnership di lungo termine. “Inoltre – hanno aggiunto gli esperti - riteniamo che il vero snodo nel consolidamento del settore del risparmio gestito italiano siano innanzitutto le integrazione tra le banche, e successivamente le fabbriche prodotto”.

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