Risparmio gestito italiano tra i più cari d’Europa

Tosetti: “Da tempo siamo diventati terra di conquista per i gestori stranieri. Dobbiamo riportare nel nostro Paese i risparmi delle famiglie italiane”
31/07/2020 | Redazione Advisor

Dall’inizio del 2020 le principali società di gestione italiane registrano sì rendimenti negativi, ma in misura inferiore rispetto ai Top 30 per masse gestite a livello europeo: -3,6% contro -4,8% per cento. Ma, allungando l'orizzonte temporale, la situazione cambia radicalmente. Lo si evince dal rapporto trimestrale elaborato dal centro studi di Tosetti Value i cui numeri sono stati anticipati dal Sole 24 Ore.

“Dall'inizio del 2018 – si legge nell’articolo - anno in cui si sono cominciate a elaborare le statistiche, appena tre gruppi italiani su dieci hanno prodotti in leggero utile per l'investitore (solo Intesa, Pramerica e BancoPosta possono vantare un montante superiore a 100) e per tutti il risultato è comunque inferiore ai costi cumulati che si sono pagati nel periodo (che variano a loro volta da un minimo del 2,85% a un massimo del 5,74%). Nel resto del Continente invece le società che garantiscono ritorni positivi sono 25 su 30 (con montanti che raggiungono anche quota 122,3 nel caso di Morgan Stanley) e 18 su 30 hanno performance superiori ai costi. Pregi e difetti della prudenza Le spiegazioni del fenomeno sono molteplici: occorre anzitutto ricordare la storica ‘prudenza’ dell'investitore italiano, che ha una bassa propensione per l'azionario (15,5% contro 38,4% nella fotografia scattata al 30 giugno 2020). Questo dona sì una maggiore ‘resilienza’ ai prodotti e ai portafogli nei periodi come quelli che abbiamo appena attraversato nella fase più acuta dell'emergenza Coronavirus, ma presenta controindicazioni importanti nel lungo termine”.

“Il tema delle commissioni – prosegue l’articolo del quotidiano economico-finanziario - resta purtroppo d'attualità per l'industria italiana del risparmio gestito, nelle fasi di esuberanza dei mercati così come in quelle di profonda crisi. Questo perché per la propria analisi Tosetti Value tiene conto esclusivamente dei costi ricorrenti gravanti sui prodotti (le cosiddette ongoing charge, Ogc), ovvero le commissioni di gestione, gli oneri di banca depositaria, i costi di revisione, eventuali altri costi fissi a favore della società di gestione che vengono ricavati direttamente dai bilanci dei fondi. E che si confermano sensibilmente più elevati (1,43%) per i gestori tricolori rispetto al resto d'Europa (1,01%). Se si pensa che a questi valori si debbano aggiungere poi eventuali ulteriori oneri legati a commissioni di performance, ai costi di transazione e alle commissioni di ingresso o uscita spesso praticate dai gestori, non è difficile da comprendere quanto il complesso delle voci di spesa vada a zavorrare l'effettivo rendimento del portafoglio degli italiani”.

Dario Tosetti, fondatore di Tosetti Value, secondo family office in Italia per masse affidate, spiega che “spiace osservare che in uno dei Paesi più ricchi del mondo anche per risparmio privato, non si siano create le condizioni, salvo pochissimi casi, per la creazione di asset manager di livello europeo e globale, competitivi in termini qualitativi e quantitativi. Da tempo l’Italia è diventata terra di conquista per i gestori stranieri. Dobbiamo riportare nel nostro Paese i risparmi delle famiglie italiane” ha aggiunto, ribadendo come fra i primi 30 asset manager in Europa vi siano solo due gruppi italiani - Intesa Sanpaolo e Anima -, con una quota complessiva attorno all’8%, ben inferiore al peso del Paese in termini di ricchezza delle famiglie.

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