Azionariato attivo, aziende ancora carenti sul fronte ESG

L’87% delle aziende monitorate da Pictet AM nel 2019 ha ancora carenze sul fronte ESG. L'analisi di Paolo Paschetta
03/08/2020 | Lorenza Roma

"L’azionariato attivo, ossia la gestione attiva delle partecipazioni, non è per Pictet AM un mero esercizio di stile, tutt’altro. Essendo stati tra i primi firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UNPRI) nel 2007, siamo convinti che le considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance, ESG) possano aiutarci a prendere decisioni di investimento a lungo termine migliori per i nostri clienti". Sono queste le parole di Paolo Paschetta, country head Italia di Pictet Asset Management. "Crediamo in un capitalismo responsabile e adottiamo una visione ampia dell’economia e delle sue interazioni con la società e la natura, cercando di indirizzare il capitale verso le aziende che operano in modo coerente con tale visione. Coerentemente con tale approccio olistico, non ci limitiamo a integrare i fattori ESG all’interno dei nostri processi di investimento e di gestione del rischio, ma ci impegniamo a collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (“engagement”) e a esercitare attivamente il diritto di voto per le partecipazioni che deteniamo (“proxy voting”), oltre a dare informativa in modo trasparente ai nostri clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito", ha spiegato il director.

 

"Ci sono anche quattro società italiane tra le 166 con cui Pictet AM ha intrapreso iniziative di collaborazione attiva su tematiche ESG nel 2019. Si tratta di Atlantia ed Enel, per le questioni sociali, ed Eni e Leonardo, che abbiamo tenuto sotto controllo sul fronte della governance. Delle 192 problematiche affrontate nel 2019, il 45% ha riguardato questioni connesse alla governance, il 42% all’impatto sociale e solo il 13% a quello ambientale. Un segnale che su quest’ultimo aspetto della sostenibilità, su cui l’attenzione dell’opinione pubblica è particolarmente elevata, probabilmente la maggior parte delle aziende ha agito in maniera più efficace nel corso degli ultimi anni. Delle  192 questioni ambientali, sociali e di governance su cui abbiamo collaborato con gli emittenti su cui investiamo (con istanze multiple in alcuni casi) il 13% (25 casi) è stato risolto positivamente già nel corso dell’anno, mentre le restanti 167 problematiche sono tuttora in fase di risoluzione, a dimostrazione di come il lavoro da fare per migliorare l’attenzione delle aziende sulle tematiche ESG sia ancora lungo e richieda una collaborazione costante ed efficace", ha precisato Paschetta. "Nel corso del 2019, abbiamo anche votato in 3.489 riunioni dell’assemblea generale, sulle 4.069 in cui avevamo diritto di voto. In 1.604 di queste abbiamo espresso voto contrario in almeno una delibera. Lo scopo principale per cui ci impegniamo a esercitare i nostri diritti di voto è quello di tutelare i diritti e gli interessi a lungo termine dei nostri clienti, come azionisti. Facendo ciò, miriamo a favorire la diffusione di solide prassi di corporate governance e una gestione efficace delle questioni di carattere sociale e ambientale", ha aggiunto il director.

 

"Attraverso il nostro programma di engagement, cerchiamo di incoraggiare gli emittenti ad allineare le loro politiche, le loro pratiche e la loro informativa con la best practice del settore. Il nostro percorso inizia con l'assicurarci che le aziende riconoscano le loro carenze in alcuni ambiti ESG e prosegue nel tempo fino a quando non riteniamo che siano state adottate dall’aziende misure appropriate per affrontare questi rischi nel breve, nel medio e nel lungo termine. Siamo orgogliosi dell'impatto positivo che il nostro programma di Active Ownership ha prodotto nel corso del 2019 e accogliamo con favore ogni azione sostenibile compiuta delle aziende e dei governi nei quali investiamo", ha aggiunto Paschetta. "A inizio 2019 abbiamo iniziato a seguire una società elettrica tedesca per spingerla a vendere i suoi attivi legati al carbone e alla lignite. Nel 2019, ci siamo attivati in assemblea per impedire che un azionista di maggioranza acquistasse un’azienda di materiali canadese a quello che, a nostro parere, era un prezzo ingiustamente basso. Ci siamo impegnati in prima persona con il board societario insieme a un consulente esterno e il caso è stato ripreso da un quotidiano canadese", ha specificato il country head.

 

"Essere un investitore responsabile richiede l’esercizio sistematico dei diritti di voto nei migliori interessi dei clienti e la collaborazione attiva con le aziende e gli emittenti sovrani. In qualità di gestori attivi, siamo fortemente convinti che prendere in considerazioni le tematiche ESG (ovvero di natura ambientale, sociale e di governance) ci aiuti ad adottare decisioni d’investimento a lungo termine migliori per i nostri clienti. Inoltre, crediamo fermamente nel potere degli investitori di innescare un cambiamento positivo. Ci crediamo perché lo vediamo, ogni giorno, accadere sotto i nostri occhi. E continueremo a far sì che accada, anche in mondo sempre più complesso e caratterizzato da sfide nuove e inimmaginabili solo qualche mese fa", ha concluso Paschetta.

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