Emergenti, il rally di mercato può ancora durare

Sekhon (Franklin Templeton): “Gran parte dell’Asia emergente finora ha gestito con successo la pandemia, con il risultato che la visibilità delle aziende sta migliorando anche in settori della ‘vecchia economia’”
17/11/2020 | Daniele Riosa

“Un altro trend che ha caratteriz¬zato quest’anno è stata la maggiore differenziazione nell’ambito dei mercati emergenti in concomitanza con i rapidi cambiamenti generati da vari shock economici, sociali ed esogeni quali quelli dovuti alla pandemia”. Manraj Sekhon, chief investment officer emerging markets equity di Franklin Templeton Investments, è convinto che “il flusso costante nei ME sottolinei l’im¬portanza di un approccio all’investimento bottom-up, trainato dai titoli, agnostico in termini di settori e Paesi”.

“La pandemia – spiega il manager - ha messo in risalto tre realtà nei ME sulle quali ci siamo concentrati. Primo, la maggiore resil¬ienza istituzionale in questi Paesi. Secondo, la crescita di consumi e tecnologia, che ha portato a una maggiore diversificazione delle econ¬omie. Terzo, l’innovazione crescente nei ME, e la capacità delle società di ‘scav¬alcare’ la concorrenza del mondo sviluppato. In aggiunta a questi temi pluriennali, prestiamo attenzione a tre questioni di breve termine: le relazioni tra Stati Uniti e Cina, e l’aggravarsi delle tensioni bilaterali; l’impatto del Covid-19 sulle società e i mercati; e la predisposizione delle società ad adeguarsi alla nuova normalità”.

“In retrospettiva – continua il gestore - le azioni dei mercati emergenti nel complesso sono state resili-enti, con l’MSCI Emerging Markets Index marginalmente positivo dall’inizio dell’anno, generalmente allineato agli indici S&P 500 e MSCI World. Ciò tuttavia maschera ampie divergenze tra Paesi e settori. Come regione, l’Asia emer¬gente ha sovraperformato indici globali dei paesi sviluppati e dei ME, sospinta da Cina, Corea del Sud e Taiwan. Per contrasto, ME quali Brasile e Russia sono rimasti arretrati, mentre nei mercati sviluppati la performance si è concentrata in titoli di società tecnologiche statu¬nitensi a mega capitalizzazione, a fronte di una drastica sottoperformance dell’Eu¬ropa e del Regno Unito”.

Divergenze analoghe “si riscontrano a livello settoriale. Mentre in generale le valutazioni di azioni dei ME sono salite, ciò è dovuto ampiamente alla leadership limitata a società attive in internet, tecnologia, consumi e altre attività della ‘nuova economia’ che stanno fiorendo durante il Covid-19. Per l’MSCI Emerging Markets Index, gli spread di valutazione tra il quartile superiore e la mediana sono decisamente superiori a quelli osservati nell’ultimo decennio, misurati sia per coefficienti di prezzo/ utili che di prezzo/valore contabile. Analogamente, in termini di perfor¬mance, i titoli del quartile superiore hanno realizzato un rendimento del 60% dall’inizio dell’anno rispetto alla mediana del -4%, che rappresenta con un margine notevole la differenza più ampia in un periodo di 10 anni”.

A differenza di molti Paesi occidentali, “gran parte dell’Asia emergente finora ha gestito con successo la pandemia, con il risultato che la visibilità delle aziende sta migliorando anche in settori della ‘vecchia economia’ con valutazioni rela¬tivamente interessanti. Ciò può condurre a un prolungamento dell’attuale rally del mercato nel quarto trimestre di quest’anno e nel 2021. In Cina, ad esempio, i produttori di cemento sembrano ben avviati sulla strada di nuovi picchi della redditività, poiché una rivitalizzazione delle costruzioni dopo i lockdown e pesanti inondazioni fanno salire la domanda. Ravvisiamo ancora potenziale in Paesi che hanno realizzato risultati negativi. Le società finanziarie indiane, scese quando si sono diffuse preoccupazioni di breve termine riguardo alla qualità degli asset, sono ancora ben posizionate per una crescita in un periodo più lungo in un mercato dove l’attività bancaria è insufficiente, soprat¬tutto negli ampi segmenti rurali. Anche le società finanziarie brasiliane appaiono interessanti, mentre la riapertura dell’economia potrebbe deporre a favore di protagonisti di una ripresa avanzata, quali piccoli operatori e fornitori di servizi di istruzione”.

“Le nostre prospettive di breve termine costruttive – rileva l’economista - prendono atto del potenziale di improvvise impennate della volatilità che ci attendono. Potrebbero insorgere timori con l’approccio di certi ME ai limiti della politica di stimolo imposti dalla prudenza o dalla contrazione delle finanze pubbliche. In Brasile, una spesa massiccia ha minato gli sforzi del governo per la stabilizzazione del debito e alimentato timori in campo fiscale. Il rapporto tra debito lordo e prodotto interno lordo del paese è salito avvici¬nandosi al 100%, insieme a un aumento dell’impegno a un tetto di spesa pubblica ventennale”.

“Fino a che il Covid-19 continua a preoccupare gli investitori globali è probabile che Paesi e società che hanno gestito efficacemente la crisi e visto i buoni risultati delle loro attività continueranno ad andare bene. Inoltre, la visibilità crescente delle attività e la ripresa di parti della vecchia economia, unite a valutazioni fortemente scontate, dovrebbero portare a un miglioramento della performance del mercato fino alla fine del 2020 e nel 2021”, conclude Sekhon.

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