ESG: serve collaborazione tra consulenti e gestori

Secondo un recente studio il numero dei professionisti che parla con i propri clienti di tematiche legate alla sostenibilità è aumentato nell'ultimo anno, l'analisi di BlueBay AM
25/11/2020 | Greta Bisello

 Il numero di consulenti finanziari che parla con i propri clienti di tematiche ambientali, sociali e di governance è nettamente aumentato nell'ultimo anno. La percentuale passa dal 29% al 44%. Si tratta chiaramente di un incremento notevole. 

 Anthony Pickering, global head of sales di BlueBay Asset Management spiega che secondo le aspettative, i fondi sostenibili e responsabili gestiranno 7.600 miliardi di eurp di asset in Europa nei prossimi cinque anni, con gli strumenti ESG che potrebbero triplicare gli asset in gestione e registrare un enorme aumento nella propria quota di mercato, passando dal 15% al 57% entro il 20252. Inoltre, stiamo assistendo al lancio di un numero crescente di fondi UCITS di tipo ESG, ma la quota di mercato resta bassa rispetto ai fondi tradizionali.

 

Per capire in quale cornice ci muoviam, i fondi UCITS azionari ESG si attestano in doppia cifra e rappresentano il 16% di tutti gli asset azionari in mano ai gestori, mentre la quota di mercato per i fondi ESG obbligazionari e multi-asset è inferiore al 10%. I fondi ESG alternativi sono in fondo alla classifica e rappresentano solo l’1% dell’universo di investimento per questa asset class3.

 

C'è un dato che fa riflettere. La consapevolezza da parte di chi investe è sicuramente aumentata quando si parla di ESG. Non possiamo dire lo stesso invece degli effettivi flussi in entrata, con il numero di prodotti sul mercato che cresce più rapidamente degli asset gestiti.

 

Secondo l'esperto di BlueBay AM una delle ragioni principali da cui deriva questo divario si possa trovare nella natura stessa del concetto di ESG. "Per alcuni, ad esempio, la componente ambientale (‘E’) può essere una preoccupazione molto più sentita rispetto a quella sociale (‘S’) o di governance (‘G’). Chiaramente, non c’è un modo giusto o sbagliato di approcciare questo tipo di investimenti. Ad ogni modo, si tratta di un ambito che presenta una maggiore componente emotiva, se paragonato agli investimenti tradizionali. 50 anni fa, per la maggior parte degli investitori un’obbligazione o un’azione non chiamavano in causa opinioni e visioni personali come invece fanno oggi, quando si considera l’aspetto aggiuntivo delle implicazioni sul fronte ESG".

 

"In conclusione, quello che ci troviamo davanti è un fenomeno quasi unico, con una domanda estremamente ampia a fronte di acquisti effettivi relativamente limitati. Nel tempo, siamo convinti che l’industria del risparmio si evolverà per rispondere a questa sfida e che gli asset manager dovranno collaborare sempre di più con i consulenti per sviluppare prodotti su misura per la clientela. Proprio questa collaborazione potrebbe essere la chiave del successo, come lo è stata per i prodotti più tradizionali" prosegue Pickering.

 

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