Fundstore lancia uno strumento a tutela dei propri clienti

La piattaforma di fondi online di Banca Ifigest, attraverso il software di Infocert, lancia il servizio di identificazione tramite SPID. Ne abbiamo parlato con l'a.d. Simone Calamai
23/02/2021 | Lorenza Roma

Fundstore amplia la propria offerta e lancia, attraverso il software di Infocert, il servizio di identificazione tramite SPID, un ulteriore strumento a tutela dei dati e della privacy dei propri utenti. Grazie alla collaborazione con Infocert, leader del mercato italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione nonché una delle principali Certification Authority a livello europeo per i servizi di posta elettronica certificata, firma digitale e conservazione digitale dei documenti (Conservatore Accreditato AgID), Fundstore dà ora la possibilità ai propri clienti di completare il processo di identificazione a distanza utilizzando le credenziali SPID di II livello già in loro possesso.

 

Il funzionamento del nuovo servizio è semplice e intuitivo. All’utente basterà infatti completare la procedura di accesso sulla piattaforma di Fundstore e procedere con la firma digitale di tutta la documentazione di offerta, senza la necessità di effettuare ulteriori passaggi per concludere il processo di verifica. Al cliente sarà semplicemente richiesto di fornire le proprie credenziale SPID per essere de facto univocamente identificato e risultare operativo.

 

“L’andamento dei fondi nel corso del 2020 è andato di pari passo all’evoluzione del mercato - sottolinea Simone Calamai (in foto), amministratore delegato di Fundstore - un sostanziale crash nel mese successivo all’esplosione globale della pandemia a febbraio/marzo seguito però da una decisa ripresa soprattutto nella seconda parte dell’anno. I clienti di Fundstore si sono, per certi versi, comportati di conseguenza: a un panico iniziale, evidenziato da forti riscatti, è seguito un periodo di presa di coscienza della “nuova normalità” che ha portato molti investitori a riallocare i propri portafogli prediligendo, in base al soggettivo profilo di rischio, fondi con un mandato più ampio (in grado quindi di muoversi rapidamente tra varie asset class) piuttosto che azionari o tematici specializzati”, aggiunge l’a.d.

 

Il 2020 è stato un anno caratterizzato da un evento inaspettato: la pandemia di Covid-19. Anche il 2021 ci riserverà delle sorprese. Cosa dobbiamo aspettarci quest'anno? Secondo Calamai, al di là di fenomeni davvero imprevedibili, i due fattori che più di ogni altro influiranno sull’andamento dei mercati e delle economie sono: l’effettiva messa a terra, in Italia e nel mondo, di un piano vaccinale realmente efficace e di contrasto e la sostenibilità da parte dei sistemi economici attuali del cambio di paradigma conseguente all’andamento esponenziale della rivoluzione tecnologica in atto. L’a.d. sottolinea che “i recenti avvenimenti politici in Europa e negli Stati Uniti lasciano spazio alla speranza di un governo serio e consapevole riguardo entrambe le questioni”.

 

Riguardo al tema della tutela dei dati e della privacy degli utenti, Calamai afferma: “Su Fundstore, dopo aver implementato con successo la firma digitale, diamo la possibilità ai nostri utenti di completare il processo di identificazione a distanza utilizzando le credenziali SPID di II livello già in loro possesso. Indubbiamente però, se è vero che è necessaria una maggiore attenzione all’educazione finanziaria, è indubbio che ci sia il bisogno anche di una educazione digitale: le nuove tecnologie che, mi si perdoni la semplificazione, fondano il loro modello di funzionamento (e di business) sulla raccolta dei dati del pubblico, disegnano nuovi rapporti di forza tra utenti, servizi e regole. È richiesto senz’altro un grande sforzo da parte del legislatore, che dovrà necessariamente far evolvere il quadro normativo attuale per adattarlo al nuovo funzionamento della società nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali”.

 

“Di pari passo però, è fondamentale una maggiore consapevolezza da parte degli utenti che devono realizzare che non esiste differenza, soprattutto quando si parla di diritti fondamentali, tra spazio digitale e spazio fisico: tutto fa dello spazio per così dire “della realtà” e la personalizzazione di massa, così utile quando si utilizzano servizi internet, non può passare dalla passiva mercificazione dei dati personali”, conclude Calamai.

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