ESG, tanto marketing e poca offerta

I fondi SFRD articolo 9 sono solo 125 su 5.419. Quelli art. 8 arrivano a 1.080. Intanto, chi ha creduto nella sostenibilità, domina la raccolta: il 25% della raccolta netta totale promossa dall’industria è in mano ai fondi con un forte focus ESG.
29/05/2021 | Francesco D'Arco

Gli strumenti sostenibili, che rispettano i cosiddetti criteri ESG, sono i fondi blockbuster del momento. A dirlo non sono le campagne di marketing delle società di gestione del risparmio. E neanche le numerose attività di sensibilizzazione della popolazione che contraddistinguono ormai tutte le industrie. A dirlo sono i numeri del risparmio gestito italiano. Numeri che mostrano la grande forza di questi strumenti, a livello di raccolta netta, ma anche la loro ridotta presenza nel mercato italiano.

 

Secondo l’ultima mappa trimestrale di Assogestioni, infatti, i cosiddetti fondi sostenibili, ovvero che rispettano l’articolo 8 o l’articolo 9 del Regolamento (UE) 2019/2088 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2019 relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR), sono 1.205, ovvero il 22% dell’offerta totale italiana, che complessivamente è pari a 5.419 fondi aperti.

 

E di questi 1.205, solo 125 hanno un obiettivo di investimento sostenibile (con un forte focus ESG - articolo 9). Stiamo parlando del 2% di tutta l’offerta italiana. Gli altri 1.080 sono fondi che promuovono, tra le altre caratteristiche anche quelle ambientali o sociali (quindi che hanno un certo grado di attenzione ESG, art. 8).

 

Eppure questi 1.205 fondi, e in particolare i 125 articolo 9, sono strumenti nei quali confluisce il 25% della raccolta netta promossa totale dei fondi aperti dell’intera industria nel primo trimestre 2021: tra gennaio e marzo questo piccolo club ha registrato flussi pari a 3,9 miliardi di euro. I restanti 1.080 fondi articolo 8 hanno registrato una raccolta netta promossa pari a 14,1 miliardi portando il bilancio totale dei fondi sostenibili oltre quota 18 miliardi di euro. Un risultato che ha permesso all’industria di chiudere in positivo il trimestre con una raccolta netta promossa complessiva superiore ai 15 miliardi, nonostante i deflussi registrati da diverse categorie.

 

Sicuramente è presto per fare un bilancio del mondo “sostenibile” dal momento che non tutte le SGR sono riuscite a completare l’iter di approvazione dei nuovi prospetti e a indicare l’appartenenza dei propri fondi a uno dei due articoli centrali della SFDR, ma l’exploit dei primi 125 articolo 9 conferma  che la strada ESG è redditizia per l’industria. 

 

Rimane un dubbio che, forse, sarà sciolto nella seconda metà dell’anno: quanti sono i prodotti veramente sostenibili attualmente disponibili sul mercato? I fondi art. 8 e art. 9 saranno davvero in grado di diventare protagonisti dell’industria o resteranno al di sotto della soglia del 50% dell’intera industria? La raccolta degli strumenti ESG conferma che ormai è una scelta mainstream (almeno per i flussi delle SGR che ci credono), ma il numero di fondi oggi dichiaratamente ESG lascia pensare ancora ad un club di pochi appassionati. La risposta a questo dubbio la daranno, come sempre, i numeri. 

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