Rischio carenza di talenti nel risparmio gestito

La digitalizzazione del settore e la crescente richiesta di strumenti ESG e dedicati ai private markets ha spinto il settore ad una rapida evoluzione. Ma ad oggi mancano le competenze. E cosi i pochi candidati validi...
09/10/2021 | Francesco D'Arco

La forte accelerazione dell’industria del risparmio gestito, in seguito alla pandemia, sta generando un effetto collaterale inaspettato: una diminuzione dei talenti disponibili sul mercato del lavoro. Secondo quanto emerso da una analisi di Ignites Europe oggi l’industria del risparmio gestito europeo si trova ad avere un mercato del lavoro caratterizzato da pochi candidati e troppe offerte. Il tutto con due grandi conseguenze.

 

La prima riguarda le dinamiche delle trattative: sono sempre di più i candidati a guidarle. Avendo a disposizione un numero di opzioni ampio si trovano spesso nella posizione di comando e questo spinge le SGR a dover valutare, spesso, offerte economiche più elevate rispetto a quanto previsto all’inizio del reclutamento.

 

La seconda dinamica è più dannosa dal punto di vista operativo perché riguarda la qualità dei servizi offerti. La forte accelerazione determinata dal Covid-19, ad esempio, in termini di digitalizzazione dei processi operativi ha spinto molte società di gestione a modificare radicalmente il proprio modello di business. Un’evoluzione che impone l’inserimento nei team di lavoro di candidati con competenze sempre più specifiche, e qui sorge il problema della carenza di talenti.

 

Oggi sono tante le attività, secondo quanto emerso dall’analisi di Ignites Europe, che richiedono competenze specifiche che i candidati disponibili sul mercato non hanno. E queste carenze sembrano riguardare in maniera particolare il mondo degli investimenti passivi, del private markets e, neanche a dirlo, il mondo degli investimenti ESG. Sebbene, insomma, tutte le società stiano adeguando la propria offerta alla SFDR e molte stiano proponendo sul mercato anche strumenti rivolti ai cosiddetti “mercti privati”, c’è da risolvere un problema di “capitale umano”.

 

I professionisti della gestione ESG e dei private markets sono carenti in tutta Europa. Un deficit di competenze che, ci auguriamo, non emerga anche nelle performance e negli “impatti” sociali, ambientali, economici e di governance che tali prodotti dovrebbero avere.

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