Azimut, dalla partnership con Unicredit nasce Nova IM

A darne l’annuncio, nel corso della conferenza “Unlock The Azimut Spirit”, l’a.d. Giorgio Medda. Il presidente Pietro Giuliani: “Assoreti e Assogestioni non rendono giustizia alla nostra crescita”

Nova Investment Management, sarà questo il nome della nuova società di asset management che nascerà in seguito all’accordo di Azimut con Unicredit. Ad annunciarlo l’amministratore delegato del Gruppo Azimut Giorgio Medda durante la conferenza stampa di inizio anno, in cui il presidente Pietro Giuliani e gli altri vertici della società hanno presentato gli obiettivi per il 2023. 

“L’iter autorizzativo per la nascita della nuova Management Company in Irlanda, così come annunciata a fine 2022 con Unicredit, è partito già a dicembre. Nel giro di 6/9 mesi la nuova realtà, che si chiamerà Nova Investment Management, potrà operare” ha spiegato Medda. L’obiettivo? “Non è creare una fabbrica prodotto, ma un disegno industriale, è un’operazione che ci proietta nel futuro".

E gli obiettivi di lungo periodo sono ambiziosi, come ha confermato Pietro Giuliani che non ha indicato numeri - “non sta a noi dichiarare gli obiettivi di raccolta di Unicredit che distribuirà gli strumenti della nuova società”, ha chiarito -, ma ha ricordato lo spirito del progetto: “Creare un polo di asset management nazionale ma con una presenza importante anche a livello internazionale, nello stile di quello che una volta era Pioneer AM” ha spiegato Giuliani. Un Giuliani che invita a guardare a Nova Investment Management come ad una “start-up” che, ovviamente, “non potrà chiudere il 2023 con un bilancio in utile, ma che è destinata a crescere in maniera importante anche perché il team già esiste ed è globale”, ha chiarito.

Ma il presidente del Gruppo Azimut non si è fermato al progetto di partnership con Unicredit. Come di consueto, in occasione della conferenza di inizio anno della società ha mandato messaggi chiari al mercato e ai competitor. “Non ho più parole per spiegare che il nostro titolo è sottovalutato per questo, nel comunicato stampa ufficiale ho ricordato che noi negli ultimi tre anni abbiamo registrato un utile netto di 1,4 miliardi di euro. E nei prossimi tre anni siamo pronti a replicare, per questo continuo a ritenere che le valutazioni del titolo non siano corrette. Ma siamo quotati, e continueremo ad essere quotati, in Borsa Italiana, una borsa “di Paese” dove le voci sono più importanti delle valutazioni” ha affermato Giuliani.

Questa non è stata, però, l’unica stoccata di Giuliani. Nel mirino del presidente del Gruppo Azimut è finito anche il regolamento sul buy-back e il dibattito europeo sulle commissioni. In merito al primo punto, Giuliani ha parlato di un “limite normativo”. “Io comprerei anche più azioni della mia società ma per legge devi rispettare determinati volumi per non creare eccessive oscillazioni del titolo. Eppure chi “shorta” il titolo Azimut lo fa senza limiti. È come partecipare ad un incontro di pugilato con una mano legata, mentre l’avversario ha le mani libere” ha affermato Giuliani.  

Dello stesso tenore il commento sul tema commissioni. A riguardo Giuliani ha ricordato che “abbiamo tolto le commissioni di performance perché lo richiedeva la normativa, ma altrimenti non lo avremmo fatto. Nel Regno Unito hanno seguito anni fa una strada che ha avuto come conseguenza l’abbandono del 50% dei clienti, soprattutto quelli più poveri che non potevano permettersi di pagare le commissioni di consulenza finanziaria. Perseguire un regolamento che non tutela il cliente finale, a mio avviso, non ha senso. Noi sul fronte delle commissioni continueremo a tenerle invariate, in tanti affermano che sono tra le più alte del mercato, ma i numeri dicono che i nostri clienti alla fine hanno ogni anno una performance media superiore a quella dei clienti dei competitori di circa 1 punto percentuale”.

Alla domanda se pensa di siglare altre partnership stile Unicredit, Giuliani ha risposto: “Non avrebbe senso. Quel tipo di partnership ha valore se portata avanti con una realtà. Ciò non toglie che, nell’asset management, siamo paragonabili ad un microprocessore di qualità. Se qualche realtà vuole il nostro microprocessore per creare prodotti noi siamo disponibili” ha concluso il presidente del gruppo Azimut.

Infine, il presidente di Azimut ha così spiegato l’uscita della società da Assoreti (annuncio prima di Natale e uscita effettiva a marzo 2023) e Assogestioni (uscita nel luglio 2022): “Non siamo solo una SGR Italiana. Le associazioni considerano la raccolta italiana e non quella mondiale e così facendo non rendono giustizia alla nostra crescita. Abbiamo società di gestione di risparmio in tutto il mondo e ciò che raccogliamo si misura su questo”.

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