Bpm compie 150 anni e si candida a polo per le fusioni

Il consigliere delegato Giuseppe Castagna auspica la formazione di un nuovo super - gruppo sulla scia di quanto fatto alla fine degli anni '90 da Cariplo, Ambroveneto e Comit
17/03/2015 | Massimo Morici

Bpm sarà la nuova Cariplo attorno a cui si svilupperà una nuova grande banca italiana delle dimensioni di Intesa e UniCredit? È quanto auspica il consigliere delegato Giuseppe Castagna (nella foto) che in occasione dei 150 anni dell’istituto ha detto che Bpm parteciperà "da protagonista alla nuova fase di consolidamento del settore bancario", che interesserà principalmente le banche popolari a seguito della riforma avviata quest’anno dal governo Renzi, anche perché Popolare di Milano è oggi “una delle banche più forti del Paese" e anche una delle più corteggiate in vista di future fusioni.

Castagna, banchiere napoletano alla guida dell'istituto popolare milanese dopo un lungo trascorso nel gruppo Intesa Sanpaolo (e una breve parentesi in Muzinich), vede proprio Bpm "nel cuore di questo processo di aggregazione". "Siamo arrivati a questo appuntamento quasi per caso" ha detto il manager durante il suo discorso nella Sala delle Colonne di Piazza Meda, che da oggi diventa Casa Bpm. "Nessuno poteva immaginarsi che alla fine del nostro risanamento ci potesse essere questo decreto che va a trasformare radicalmente la natura giuridica di una banca. Tuttavia – ha aggiunto Castagna - non potremmo immaginare un momento migliore per affrontare un cambiamento del genere e lo affronteremo con molta serenità. Siamo una banca che fortunatamente opera in uno dei territori più ricchi d’Europa e puntiamo su questo fattore per gli sviluppi futuri".

BANCHE POPOLARI, ECCO QUELLE INTERESSATE DALLA RIFORMA

Per Castagna, Bpm (nata nel 1865) ha “la possibilità di costruire un nuovo sistema bancario che forse rivedrà quello che è avvenuto alla fine dello scorso millennio, quando banche delle nostre dimensioni, come Cariplo, Ambroveneto e Comit, hanno generato uno dei gruppi più forti d’Europa come Intesa Sanpaolo (nato successivamente dalla fusione di Banca Intesa e Sanpaolo IMI, ndr), decidendo volontariamente di mettersi insieme per costruire qualcosa di importante per il futuro del Paese”. Il manager ha ribadito che l’Italia oggi ha bisogno di più di due grandi banche e che la nuova fase di aggregazioni rappresenta “un’opportunità per mantenere Milano al centro dello sviluppo economico del paese”.

“Bpm, così come le altre popolari interessate dal decreto sulla trasformazione in spa, deve accettare questo importante passaggio senza venire meno ai propri principi di banca del territorio e al servizio della clientela” ha aggiunto il presidente del consiglio di sorveglianza, l’ex ministro Piero Giarda nel corso del suo intervento. “Alle banche - ha puntualizzato l'ex ministro - si chiede di non rinunciare alla missione di favorire lo sviluppo economico del nostro paese ma di cambiare forma giuridica". "Non so come si realizzerà questo miracolo, di cambiare forma giuridica e mantenere l'impegno etico rappresentato dal forte rapporto con la clientela e le imprese che operano sul territorio” ha concluso Giarda ricordando che le popolari hanno il vanto di avere sostenuto lo sviluppo industriale italiano “privilegiando il finanziamento bancario rispetto all'equity e alla borsa".

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