La grande novità dei conti deposito

I dati offerti dall’ultimo outlook ABI, offrono una lettura interessante delle politiche di raccolta delle banche. In particolare, si intuisce che nel primo decennio degli anni 2.000 le banche non sono state in grado di...
28/01/2017 | Francesco D'Arco

I dati offerti dall’ultimo outlook ABI, offrono una lettura interessante delle politiche di raccolta delle banche. In realtà forse, è proprio questa denominazione ad essere oggetto di adeguata riqualificazione, in quanto si intuisce che le banche non sono state in grado, negli anni ‘10, di gestire una scelta strategica al riguardo quanto l’abbiano subita. Infatti, a fronte di un calo di 58 miliardi del dato complessivo, emerge una crescita di 230 miliardi della raccolta di depositi e un calo di 288 miliardi di quella delle obbligazioni.

 

Dal punto di vista delle proprie esigenze gestionali, le banche dovrebbero orientarsi verso una struttura rovesciata, per rafforzare il proprio passivo a fronte della crescente rischiosità dell’attivo e i clienti dovrebbero preferire il rendimento di un bond rispetto al tasso zero di un c/c. È stato proprio il cliente a governare il profilo della composizione della raccolta bancaria. Anche questa lettura merita di essere interpretata, in quanto la scelta del deposito viene letta in ottica di parcheggio, in attesa e in timore per carenze di disponibilità nell’immediato futuro, ed è conseguenza anche di un rifiuto verso investimenti poco remunerativi rispetto alla scadenza e, soprattutto, rispetto al rischio di liquidità e, talvolta, di controparte, una prospettiva sinceramente impensabile fino a recenti eventi. Come di consueto, il risultato statistico offre un quadro rispettoso delle best solution comportamentali.

 

Se i tassi sono bassi e poco inclinati rispetto alla scadenza, la preferenza si sposta verso il breve termine. Se l’offerta dell’investimento risulta complessa e poco lineare nella prospettiva di rendimento, al verificarsi di soluzioni anche parzialmente negative, il risparmiatore si astiene e ritorna verso soluzioni più tranquille e conosciute. Se le proprie prospettive sono incerte, si rinuncia più difficilmente alla liquidità e si rifiutano soluzioni che spostano nel tempo le scadenze, accentuando il rischio di mercato. Per contro, e in un’ottica positiva, si deve sottolineare la capacità innovativa espressa nel segmento della raccolta di depositi, esigenza prospettata dall’inizio del decennio precedente, e consolidatasi recentemente per motivi individuabili nella natura giuridica protetta del deposito (garantito) rispetto al rischio di default delle obbligazioni.

 

I conti di deposito hanno rappresentato la novità meglio accolta dal mercato al dettaglio sia perché depositi sia perché di durata breve-media (aspetto che media l’impegno della banca a corrispondere un tasso con un orizzonte di liquidità più preferito dal cliente). Con tale strumento le banche hanno rivitalizzato l’ormai abbandonato “libretto di risparmio”, depotenziato dalle norme antiriciclaggio nella versione al portatore e dalle sue fisicità e bassa movimentabilità anche nella versione nominativa. L’impossibilità di offrire pronti contro termine in assenza di curvatura attraente della linea dei tassi ha ulteriormente accentuato l’attenzione su questa soluzione, che presenta una soglia di accesso che esclude la clientela minore, ma elastiche opportunità di movimento (non movimentazione) nell’intervallo fra soglie massime e minime delle soluzioni contrattuali. Una condizione che ricorda quella adottata negli USA nella prima fase di deregulation dopo il 1979 e che risolse, all’epoca, una omologa condizione critica nella raccolta bancaria (delimitata al tempo dalla regulation Q). Definirei il tutto come una risposta non convenzionale a una situazione eccezionale, da modificare al ricostituirsi di una struttura più naturale della curva dei tassi.

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