QExit, timori infondati per S&P Global

Sarà molto probabilmente un processo innocuo: le risorse per assorbire i titoli del debito pubblico sono già disponibili in forma di riserve della banca centrale create all’inizio del QE
18/08/2017 | Massimo Morici

L'uscita della Bce dalla politica monetaria allentativa sarà un processo meno drammatico di quanto si pensi. Parola di Paul J. Sheard, capo economista di S&P Global, che in un recente report, dal titolo “QExit Q&A: Everything You Ever Wanted To Know About The Exit From Quantitative Easing”, prova a illustrare quale potrebbero essere le conseguenze dell'uscita del QE nell'Eurozona. Sheard spiega che il QE è il processo con il quale una banca centrale persegue un’azione di allentamento della politica monetaria attraverso l’espansione del proprio bilancio, mentre il QExit è invece il processo contrario, finalizzato a riportare alla normalità il bilancio.

I mercati temono la fine del QE perché l'inasprimento monetario, legato al QExit, è la conseguenza della restituzione di titoli del debito pubblico e di altre attività ai privati che potrebbe disturbare l’equilibrio dei mercati finanziari (prezzo degli asset) in maniera opposta rispetto al QE, in particolare reintroducendo il term premium che il QE aveva eliminato. "Dato che il QE è una forma molto lieve di allentamento monetario, anche la rimozione del QE da parte della Banca centrale, attraverso la cessione degli asset o la loro uscita dal bilancio a mano a mano che giungono a maturazione, è una forma molto lieve di inasprimento monetario: pertanto il QExit sarà molto probabilmente un processo innocuo" sottolinea l'economista.

"Le risorse per assorbire i titoli del debito pubblico, che la banca centrale restituisce ai privati quando il QE volge al termine, sono già disponibili in forma di riserve della banca centrale create all’inizio del QE. I timori che il QExit danneggi il bilancio delle banche centrali e interferisca con la politica monetaria sono ampiamente infondati: sia il QE che il QExit sono ben noti per i cambiamenti relativi al debito pubblico dei governi. L’attenzione deve quindi rivolgersi ai bilanci dei governi piuttosto che a quello della banca centrale" conclude Sheard.

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