Bce, la parola fine al QE e un'apertura ai tassi

Dalla riunione di oggi della banca centrale europea Mario Draghi conclude il programma di acquisti a dicembre 2018
14/06/2018 | Redazione Advisor

La parola fine al programma di acquisti è arrivata oggi, il QE della Bce terminerà a dicembre 2018 ma già da ottobre vedrà una diminuzione a 15 miliardi di euro dai 30 attuali. 

Secondo l'analisi di Luca Noto, senior portfolio manager obbligazionario di ANIMA: "La notizia più significativa arrivata dalla riunione del Board è rappresentata dalla decisione all’unanimità, che l’andamento dell’inflazione sta finalmente aprendo ad un possibile rialzo nell’arco del prossimo anno. Nello specifico dell’inflazione, la convergenza delle previsioni, la dispersione delle attese e la fiducia sulle stesse, se confermate dovrebbero condurre ad un rialzo dei tassi dopo l’estate del 2019". 

 

Su questo Wolfgang Bauer, gestore del fondo M&G Absolute Return Bond di M&G Investments specifica: "Vale la pena sottolineare, tuttavia, che questo non segna la fine del quantitative easing in Europa. La BCE reinvestirà il debito in scadenza per un lungo periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti, continuando così a immettere liquidità nei mercati obbligazionari europei nel prossimo futuro, sebbene a un ritmo molto più lento rispetto agli ultimi due anni".

 

In tema di mercati e reazioni alle dichiarazioni del numero uno della Banca centrale, prosegue Noto: "La reazione del mercato è stata molto positiva perché da un lato si scongiura un potenziale intervento nel breve periodo e per certi versi questo spazio di tempo amplifica lo scetticismo nella capacità della BCE di poter effettivamente alzare i tassi dopo circa 10 anni di politiche non convenzionali e 4 anni di tassi negativi. Qui viene in mente la Fed: lo stesso scetticismo c’era quando il Fed Chair Yellen annunciò il primo rialzo che il mercato definì come “one-and-done”. Da allora, e con quello di ieri sera, la Fed ha alzato i tassi di 0,25% per ben 7 volte".

 

Marco Piersimoni e Fabio Castaldi entrambi senior Investment manager di Pictet Asset Management riportano la questione sui rapporti dell'Istituto con i Paesi dell'area euro. Infatti al di là dei toni dovish del governatore Mario Draghi, è chiaro che la Bce non farà sconti ad alcun Paese indisciplinato sul fronte fiscale. Le parole a fine maggio di Vítor Constâncio, numero due uscente dell’istituto di Francoforte, sono emblematiche: Constâncio ha ricordato allo Speigel che la strada ufficiale per ottenere il supporto dell’Europa è l’Outright Monetary Transactions (Omt), il programma di acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario che funziona da scudo anti-spread e che è vincolato all’intervento della Troika e all’accettazione di un programma di aggiustamento dei conti pubblici. Un messaggio stentoreo per il futuro dell’Italia, al quale il numero due della Bce ha rivolto l’invito a rileggere le regole del gioco. Alla BCE non può e non deve essere chiesto di intervenire in soccorso di mercati in difficoltà, laddove tale “disordine” sia motivato da intenzioni e dichiarazioni politiche che siano palesemente in contrasto con le regole sottoscritte dai tutti i paesi membri dell’area Euro.

 

 

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