La ricetta di Ennio Doris: “Se serve nazionalizziamo”

Il presidente di Mediolanum spiega che sarebbe “un modo per trasmettere fiducia ai risparmiatori. Poi, a crisi finita, lo Stato può rivendere le sue quote sui mercati e persino guadagnarci”. E boccia la patrimoniale
06/04/2020 | Redazione Advisor

“Dobbiamo fare in modo che quando le nubi si saranno diradate, le strutture produttive siano rimaste intatte. Come avviene in guerra, è lo Stato che deve intervenire, con tutta la sua forza, per proteggere le imprese fino alla fine della crisi”. Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, in una lunga intervista a La Verità, spiega che se necessario, per difenderci da arrembaggi stranieri alle imprese italiane, “dovremmo nazionalizzare colossi industriali come hanno fatto intendere Germania e Francia. D'altronde il divieto sugli aiuti di Stato è caduto per tutti, perché le regole pensate in tempi di pace non possono valere oggi. Pensiamo alla crisi di Lehman Brothers, quando il governo americano è entrato con 25o miliardi di dollari nel capitale delle banche, anche contro la loro volontà”.

L'Italia dovrebbe prendere esempio? “E un modo per trasmettere fiducia ai risparmiatori. E la fiducia, ricordiamocelo, è il primo patrimonio di un'impresa. Poi, a crisi finita, lo Stato può rivendere le sue quote sui mercati e persino guadagnarci”.

Il fondatore di Mediolanum boccia l’idea di una patrimoniale? “Sarebbe un errore clamoroso, perché la gente prenderebbe ancor più spavento. I consumi crollerebbero in maniera drammatica. Queste idee resistono solo nella testa di chi pensa che le tasse servano solo a redistribuire ricchezza”.

Doris chiude con un messaggio di speranza: “Sono in contatto con tanti imprenditori: molti si sono convertiti alla fabbricazione di mascherine e respiratori, ma non vedono l'ora di ripartire. Noi italiani siamo cosa: diffidiamo dell'autorità, soffriamo di sudditanza nei confronti dello straniero, soffochiamo nella burocrazia: ma queste sfide ci hanno dato quella creatività che ci consentirà di uscirne. Quindi si, ce la faremo. Supereremo il picco, come Fausto Coppi nel '53”.

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