Gaetano Micciché: “Nozze Intesa-UBI? Un bene per l’Italia”

Il presidente di Imi Corporate spiega perché l'operazione “darà risultati che sia dal lato industriale, sia da quello economico saranno di grande rilevanza per il Paese”
02/07/2020 | Redazione Advisor

“UBI è una banca ben gestita, sana, ha tante valenze. Ma noi diamo alle aziende clienti, penso in particolare a quelle di medie dimensioni, imprese tra i 50 e i 400 milioni di fatturato, maggiori possibilità per crescere e internazionalizzarsi. Pensi, per fare un esempio, che in Est Europa abbiamo 11 banche. Offriamo la massima opportunità di entrare in rapporti con mercati di approvvigionamento, di sbocco, e di creare partnership nazionali e internazionali. Il network di Intesa può generare grande valore. Pensiamo anche al private equity dove noi abbiamo tante partecipazioni, da 21 Investimenti a Investindustrial a Charme di Montezemolo, solo per citarne alcuni”. Gaetano Micciché, presidente di Imi Corporate, spiega, con un’intervista al Giornale, perché l'operazione è pensata anche nell'interesse del sistema.

Perché avete scelto proprio UBI? “Il cda della banca con Messina si sono posti l'obiettivo di dar vita ad un gruppo ancor più fortemente radicato in Italia e protagonista nel panorama bancario europeo. Una evoluzione vista con favore dalle autorità di Vigilanza. Ubi era l'obiettivo più interessante. Non ultimo per i territori in cui è presente, non solo Lombardia, Piemonte, ma anche in molte aree del resto della Penisola. Verranno infatti create 4 nuove direzioni regionali a Bergamo, Brescia, Cuneo e Bari, tutte dotate di ampie deleghe creditizie”.

L'Antitrust sta ancora indagando sull'operazione: come ci si deve porre, in generale, di fronte al conflitto tra consolidamento e concorrenza? “Le banche – spiega ancora Micciché al Giornale - svolgono oggi un ruolo a tutto tondo, forniscono in maniera articolata molti tipi di prodotti e servizi. La competizione deve essere vista in chiave più ampia. E in Italia c'è comunque molta concorrenza. Non è un caso che recentemente si siano presentate nel settore bancario del nostro Paese nuove realtà in grado di stimolare competitors e mercato”.

Intanto Unicredit non ha gradito la vostra Ops su UBI. “Con Unicredit abbiamo rapporti normali, quelli di due realtà concorrenti”. E Mediobanca? “E’ stata nostro advisor, già tempo fa, per l'operazione Intrum. Carlo Messina e Alberto Nagel hanno rapporti eccellenti. Altre ricostruzioni appartengono al colore giornalistico”.

Ma in fin dei conti, se io fossi un socio UBI, perché mai dovrei aderire all'offerta di Intesa e perdere la mia banca? “Perché non è così. I soci UBI saranno azionisti di gruppo solido e con grandi potenzialità di crescita, come è successo per tutte le banche che abbiamo integrato ovunque in Italia. Intesa - ultimo caso le venete - ha mostrato di avere nel suo dna la capacità di creare integrazioni di successo nell'interesse delle persone che ci lavorano, dei clienti e degli azionisti. E poi Intesa è una public company, non ha padroni, è guidata dal management. Intesa-Ubi darà risultati che sia dal lato industriale, sia da quello economico saranno di grande rilevanza per il Paese”.

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