Il futuro di IWBank? Dentro i confini di Fideuram-ISPB

Ma in che modo avverrà l'incorporazione dipenderà dallo "studio sul campo" del modello di wealth management del gruppo UBI. Parola di Messina che anticipa anche il futuro delle fabbriche prodotto.
04/08/2020 | Francesco D'Arco

Il Gruppo Intesa Sanpaolo archivia il primo semestre 2020 con un utile netto pari a 2.566 milioni di euro, in crescita rispetto ai 2.266 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso che corrisponde all’ 86% dei 3 miliardi di euro di utile netto minimo previsto per l’esercizio 2020 e risulterebbe pari a circa 3.160 milioni se si escludessero le rettifiche di valore su crediti pari a circa 880 milioni per i futuri impatti di COVID- 19, principalmente a copertura generica su crediti in bonis. Un risultato raggiunto grazie anche a un secondo trimestre che ha visto l’utile raggiungere quota 1.415 milioni, contro i 1.151 del primo trimestre 2019. 

 

Non solo. Alla fine del semestre il gruppo mostra una patrimonializzazione solida. Al 30 giugno 2020, tenendo conto di 1.925 milioni di euro di dividendi maturati nel semestre, il Common Equity Tier 1 ratio pro-forma a regime è risultato pari al 14,9% e il Common Equity Tier 1 ratio calcolato applicando i criteri transitori in vigore per il 2020 al 14,6%, rispetto a un requisito SREP da rispettare nel 2020 - comprensivo di Capital Conservation Buffer, O-SII Buffer e Countercyclical Capital Buffer - pari rispettivamente all’ 8,64% e all’ 8,44%, applicando la modifica regolamentare introdotta dalla BCE a decorrere dal 12 marzo scorso, che prevede che il requisito di Pillar 2 venga rispettato utilizzando parzialmente strumenti di capitale diversi da Common Equity Tier 1.

 

“Nei primi sei mesi dell’anno, a fronte di un contesto molto impegnativo, abbiamo conseguito il miglior utile netto del primo semestre dal 2008, pari a 2,6 miliardi di euro. Ciò significa aver già realizzato l'86% dell'obiettivo minimo di utile netto di 3 miliardi, previsto per quest'anno. Il risultato netto del primo semestre 2020 mostra un aumento del 39% rispetto ai primi sei mesi del 2019, escludendo i 900 milioni di euro di accantonamenti relativi ai possibili impatti futuri del COVID-19” afferma Carlo Messina, Consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, che guardando al futuro e alla recente operazione con UBI Banca spiega che “ora si apre un nuovo capitolo nella storia del nostro gruppo: la scorsa settimana, nel pieno rispetto dei tempi annunciati, abbiamo concluso con successo la nostra offerta rivolta agli azionisti di UBI annunciata cinque mesi fa. Il 90,2% - in termini di capitale - ha deciso di far parte di Intesa Sanpaolo: una scelta che per noi è motivo di orgoglio”.

 

Secondo Messina “Intesa Sanpaolo e UBI hanno modelli di business simili, con culture e valori aziendali condivisi. Insieme, possiamo rafforzare un Gruppo campione nazionale e leader a livello europeo, forte di oltre 1,1 trilioni di euro che gli italiani ci affidano”. Ma tutto questo come si tradurrebbe per quanto riguarda le fabbriche prodotto e IW Bank PI? Messina, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati, ha anticipato in parte i piani sottolineando che "l'incorporazione delle fabbriche prodotto è prematura ma, sicuramente sarà importante riflettere in generale su una semplificazione delle strutture".

 

Stesso destino per IW Bank? Difficile dirlo. Secondo Messina sarà importante "analizzare il business sul campo". Sicuramente IW Bank PI ha come "suo punto di riferimento la divisione wealth management del gruppo Intesa Sanpaolo, ma rimane un'area per ora analizzata sulla carta e il cui futuro sarà determinato nei prossimi mesi, dopo una attento studio sul campo", ha concluso Messina.

 

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