Reti & Private Banking, verso l'antico spirito del mondo bancario

Sempre più spesso sentiamo parlare della necessità di andare oltre la “semplice” gestione finanziaria del patrimonio per offrire una consulenza “a tutto tondo”. Per farlo bisogna tornare al "Rinascimento".
17/10/2020 | Francesco D'Arco

Da un lato le pressioni sui ricavi e sui profitti derivanti (anche) dalle incertezze causate dalla crisi di Covid-19; l’accelerazione della domanda di servizi digitali da parte dei clienti; e il passaggio al lavoro a distanza. Dall’altro l’economia reale e la sostenibilità. Il mondo del private banking, del wealth management e della consulenza finanziaria in generale si trova oggi pressato da queste due forze: la prima legata alla necessità di non perdere quote di mercato nel medio/breve periodo, la seconda imposta dall’evoluzione del mondo a livello sociale ed economico e che determina un inevitabile ripensamento del modello di business. Oggi non si può pensare di crescere nel lungo periodo se non si interviene sull’organizzazione e sulla mission stessa del proprio lavoro.

 

Le pressioni del presente e gli stimoli del futuro: in estrema sintesi sono da sempre queste le due forze che determinano l’evoluzione di una qualunque industria, ma che oggi, a causa di quanto accaduto con la pandemia da Coronovirus, agiscono contemporaneamente e con la stessa intensità. Per questo diventa necessario reagire e agire rapidamente per costruire la consulenza finanziaria (o se preferite il servizio di wealth management) del futuro. Qual è la strada da percorrere a questo punto? Per molti quello che l’industria deve fare è tornare alle origini del mondo bancario

 

Sempre più spesso sentiamo parlare della necessità di andare oltre la “semplice” gestione finanziaria del patrimonio per offrire una consulenza “a tutto tondo” che tenga conto anche, e soprattutto, delle necessità imprenditoriali delle famiglie. Insomma è il momento di guardare in maniera concreta all’economia reale. Ed è qui che possiamo parlare di ritorno alle origini del private banking, ovvero alla capacità di garantire una “presenza” locale e un “servizio” globale

 

Ma non è forse quanto richiesto già alle prime banche degli inizi dell’epoca rinascimentale, e dei periodi successivi, quando i grandi mercanti chiedevano la possibilità di spostarsi con “note di banco” piuttosto che con denaro e preziosi? Non era forse quello un primo passo verso ciò che poi divenne l’esigenza principe di tutte le grandi famiglie: avere il supporto di esperti finanziari in grado di aiutare mercanti/imprenditori a gestire il patrimonio in modo tale da compensare i rischi legati al commercio nazionale e internazionale (ovviamente senza dimenticare l’offerta di credito necessario a sviluppare tale commercio)?

 

Sviluppo del commercio (economia reale) e copertura dai rischi (gestione finanziaria e patrimoniale) sono quindi i punti cardine della consulenza bancaria (che oggi ha preso molte forme) ormai da secoli. Probabilmente negli ultimi anni diverse realtà si sono concentrate troppo sulla copertura dai rischi del commercio (ovvero sulla gestione finanziaria del portafoglio) e dimenticato il supporto allo sviluppo del commercio (ovvero il sostegno all’economia reale).

 

La crisi che stiamo vivendo è un invito urgente a recuperare l’antico spirito del mondo bancario per fare evolvere finalmente il mondo della consulenza finanziaria (e del wealth management) che, dopo una lunga e fiorente corsa, non deve commettere l’errore che molte altre industrie hanno commesso in passato: ovvero concentrarsi troppo sul presente, dimenticando le reali necessità future. 

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