Mossa: “Puntiamo sull'internazionalizzazione di Banca Generali”

L’a.d. della banca spiega che “non vuol dire solo andare a sviluppare una presenza in Svizzera, ma significa aprire una serie di opzioni, per i nostri clienti, anche all'estero”
22/02/2021 | Redazione Advisor

“Siamo una banca diversa di quella che eravamo anche solo nel 2018. Il prossimo triennio sarà un periodo in cui Banca Generali dovrà continuare a crescere. Questo significa che anche nel piano industriale che stiamo mettendo a punto è previsto un rafforzamento del nostro posizionamento. Che poi questo si raggiunga solo per linee interne o anche per esterne è presto per dirlo. Dobbiamo poi accelerare il processo di internazionalizzazione che non vuol dire solo andare a sviluppare una presenza in Svizzera, ma che vuol dire aprire una serie di opzioni, per i nostri clienti, anche all'estero”. Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali, con un’intervista all’Economia del Corriere della Sera, svela i piani dell’istituto di cui è alla guida da tre anni.

E sulle ricadute del Covid-19 sul mondo del risparmio spiega che “la prima osservazione è che la pandemia ha favorito la trasformazione digitale nel mondo del risparmio in Italia, accelerando in determinati segmenti di clientela la migrazione dal tradizionale sistema bancario alle banche specializzate. I numeri della categoria non possono essere casuali. Mi riferisco quindi non solo a Banca Generali, ma anche ad altri importanti operatori che hanno fatto molto bene: abbiamo avuto una accelerazione dei rispettivi business a doppia cifra, in un anno in cui non si è generata nuova ricchezza, ma in cui si sono cercate risposte a nuove esigenze. Poi, dobbiamo considerare che questa è una industria che da anni cresce a questo ritmo e che ha un molo centrale nel risparmio degli italiani. Noi in sette anni, dal 2013, abbiamo triplicato il valore delle nostre masse gestite. Eravamo a 25 miliardi, sfioriamo i 75 miliardi. Ugualmente tutto il settore mantiene ampi margini di crescita. Negli Stati Uniti il risparmio gestito intercetta circa il 6o per cento del totale, in Italia siamo ancora tra i115 e i 120 per cento del totale”.

Il settore del risparmio sembra andare meglio delle banche tradizionali. “Questo cambiamento del mercato, a mio avviso, non è stato ancora compiutamente percepito. In uno scenario in cui le banche tradizionali stanno attraversando un importante momento di consolidamento e di riorganizzazione, sta emergendo la consapevolezza intorno al settore delle reti che gestisce una parte sempre più importante di risparmio, con tassi di sviluppo sicuramente più forti degli istituti commerciali”.

Che cosa pensa dell'effetto Draghi sui mercati? “Draghi ha già fatto cambiare la percezione del rischio Paese. Ha uno standing unico e dal punto di vista professionale è in grado di far cambiare realmente le cose e l'atteggiamento nei confronti dell'Italia da parte di chiunque”.

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