Ennio Doris chiede di “aggiornare” la legge sui fondi comuni

Il fondatore di Mediolanum spiega come l’aggregazione delle banche sia “un processo inevitabile”. E sui PIR dice: "Devono ripartire. E’ necessario canalizzare l'enorme risparmio privato, verso l'economia reale”
06/04/2021 | Redazione Advisor

“L’aggregazione delle banche è un processo inevitabile”. Ennio Doris, fondatore di Banca Mediolanum non ha dubbi. In un'intervista al Messaggero fa un parallelo con lo sviluppo dell’industria automobilistica italiana.

“Agli inizi del '900 – ricorda Doris - c'erano in Italia 300 fabbriche di automobili, di cui 70 a Torino. Oggi c'è Stellantis, un gigante oramai solo in parte italiano che deve giocarsela con gli altri colossi mondiali e guardarsi le spalle da innovatori come Tesla. Voglio dire che è tutto normale conseguenza del progresso e della globalizzazione”.

Vale anche per Banca Mediolanum? “No, noi cresciamo con le nostre gambe. Ma siamo profondamente diversi, fin dall'origine. Nel 1997 ho fondato una banca senza sportelli, con pochi costi fissi e puntando sulla figura del consulente finanziario. All'epoca ci guardavano tutti come fossimo dei marziani, oggi sono in molti a copiarci”.

Capitolo Covid: "I vaccini oggi sono le nostre forze alleate che progressivamente stanno liberando le popolazioni dall'oppressione pandemica. Dobbiamo farci trovare pronti per quando saremo liberati dal virus e vedo molte condizioni favorevoli. L'Europa che, dopo anni di rigore, viene in nostro aiuto con i miliardi del Recovery, di cui una buona parte a fondo perduto, la Bce che continua ad acquistare i nostri i titoli di Stato assorbendo quasi totalmente l'incremento del nostro debito. E poi c'è il fattore Draghi".

Di che cosa ha bisogno l'Italia? "Snellire le procedure, investire nelle infrastrutture per accorciare la Penisola e la spinta digitale. E poi bisogna consentire all'imprenditoria italiana, che non ha eguali al mondo per ingegno, di poter finalmente competere ad armi pari con la concorrenza. La nostra economia è bancocentrica, le nostre imprese sono finanziate per il 95% dalle banche. C'è bisogno di un moderno, ampio e trasparente mercato finanziario, come quello americano, quello inglese. Che fornisca su base stabile e continuativa i capitali alle nostre imprese per i piani di lungo termine, di crescita, di internalizzazione, di digitalizzazione”.

“La nostra economia – continua il numero uno di Mediolanum - è fatta di piccole e medie eccellenze ed è forte nell'industria manifatturiera. La ripartenza verrà da lì, ma c'è bisogno di capitali provenienti dal mercato, anche estero. Il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil da noi è il 38%. E pesano tanto banche e assicurazioni. La Spagna, molto meno industrializzata, ha già un rapporto più alto, vicino al 50%. Non parliamo di Regno Unito e Usa, rispettivamente al 118% e al 130%. C'è bisogno di una Borsa ampia, efficiente e che sia specchio della nostra economia".

Una parte importante potrebbero giocarla i PIR: "I Piani individuali di risparmio devono ripartire. Nel decreto Sostegni al Senato c'è un emendamento per innalzare la quota del beneficio fiscale per i sottoscrittori dei Pir da 30.000 a 100.000 euro l'anno. E' indispensabile per arrivare a quel moderno mercato dei capitali necessario al nostro Paese. Serve a canalizzare una delle principali risorse di questo Paese, l'enorme risparmio privato, verso l'economia reale. Un lusso, anzi uno spreco che non possiamo più permetterci".

Per Doris, proprio l’eccessiva liquidità sui conti correnti, rappresenta un grosso problema sia per le banche sia per i risparmiatori visto che “potrebbe essere molto utile impiegarla almeno in parte per la ripresa del Paese".

Perché questa montagna di denaro privato fermo? "La paura, certamente, ma non solo. Gli italiani sono andati avanti per decenni con i titoli di Stato, sottoscrivendo Bot senza pensare al perché lo facevano, cercando un rendimento e basta. Abitudine e disinformazione. Ora un titolo di Stato italiano inizia a dare un rendimento positivo, peraltro modestissimo, solo dopo 5-7 anni. I nostri concittadini sono disorientati. La legge che istituisce i fondi comuni risale al 1983, va aggiornata. E poi manca una cultura assicurativa, perché siamo stati abituati troppo bene da decenni di welfare forte".

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