Le principali banche globali tra primati e sfide

La maggior parte dei 30 maggiori player mondiali mantiene ancora un vantaggio competitivo rispetto agli omologhi regionali, ma prove ardue incombono nell’era post pandemia. L’analisi di Moody’s
08/10/2021 | Paola Sacerdote

Nell’ultimo anno la maggior parte delle 30 banche di importanza sistemica globale (G-SIBs, global systemically important banks) e che comprendono colossi come JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs, solo per citarne alcuni,  hanno mantenuto una forte capitalizzazione e un’adeguata liquidità. E’ quanto emerge da un'analisi di Moody’s, che osserva come questo sia coerente con la view secondo cui i punti di forza intrinseci delle big 30, derivanti dalla loro diversificazione e dalla loro grande dimensione, non solo le hanno armate contro gli effetti negativi della pandemia di Covid-19 ma, in alcuni casi, consentiranno loro di uscire dalla pandemia in una posizione competitiva più forte. Secondo l’agenzia di rating questi vantaggi le aiuteranno anche a far fronte alle sfide del modello di business sottostante al di là degli effetti transitori della pandemia.

 

Le politiche monetarie accomodanti e la vigilanza regolamentare hanno aiutato molti sistemi bancari e hanno sostenuto le posizioni patrimoniali e di liquidità della maggior parte delle maggiori banche globali. Oltre a beneficiare di queste influenze esterne, Moody’s evidenzia che internamente le banche hanno generalmente mantenuto una propensione al rischio e pratiche di risk management più disciplinate, che sono state sviluppate nell'ultimo decennio e che hanno sostenuto il loro capitale e la loro liquidità.

 

La diversificazione e le dimensioni di molte delle principali banche globali dovrebbero portare nuovamente a una redditività superiore nel 2022, e supportare le prestazioni durante tutto il ciclo. La redditività tra i diversi soggetti è variabile, riflettendo le condizioni operative locali, ma i rendimenti di previsione sulle attività ponderate per il rischio hanno resistito per la maggior parte delle 30 big banks durante il 2020 e la prima metà del 2021 e hanno superato le loro medie di sistema. Ciò riflette diversi vantaggi duraturi: in primo luogo un business equilibrato delle controllate, spesso ancorato alla raccolta di depositi in un mercato nazionale o specializzato o con guadagni diversificati derivanti da attività a minore intensità di capitale come l’asset e wealth management.

 

Le eccedenze di capitale diminuiranno man mano che i regolatori allenteranno le restrizioni sulle distribuzioni di utili agli azionisti. Dopo un anno o più di distribuzioni di capitale limitate, è probabile che molte banche aumentino i payout agli azionisti nel 2022. Per alcuni mantenere la redditività sarà difficile, a causa della riduzione degli utili derivanti dalla compressione delle curve dei rendimenti e da una ripresa economica che potrebbe essere irregolare nelle diverse regioni.

 

 Man mano che diminuiscono i rischi legati al Covid, Moody’s si aspetta che le sfide competitive sottostanti torneranno alla ribalta. I principali servizi di raccolta di depositi, di pagamenti e di prestiti dei colossi bancari si trovano infatti ad affrontare crescenti minacce da parte di società tech e di banche ombra. I grandi player hanno sì difese formidabili, legate al brand, alla fiducia, alle economie di scala regolamentari e a utili investibili, ma con l'aumento della domanda di competenze tecnologiche e di capitale intellettuale e con i cambiamenti in atto delle abitudini sui posti di lavoro, sarà sempre più difficile e costoso assumere e trattenere il personale, e costruire quindi una cultura collaborativa, innovativa e incentrata sul cliente.

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