Risultati 2020 di Intesa Sanpaolo, ritorna il dividendo

A maggio il Gruppo distribuirà dividendi cash per 694 milioni di euro, il quantitativo massimo stabilito dal Supervisore. Le divisioni private banking e asset management in recupero nell’ultimo trimestre
05/02/2021 | Paola Sacerdote

Intesa Sanpaolo chiude il 2020 con un utile netto contabile pari a  3.277 milioni di euro e un utile netto pari a 3.505 milioni escludendo il saldo positivo delle componenti relative all’acquisizione di UBI Banca (pari a 684 milioni) e l’impatto contabile del connesso azzeramento del goodwill della Divisione Banca dei Territori (pari a 912 milioni).

Escludendo anche i cinque mesi di apporto di UBI Banca (pari a 422 milioni) l’utile netto si attesta a  3.083 milioni, rispetto a 4.182 milioni del 2019, superiore ai circa 3 miliardi di euro di utile netto minimo previsto per l’esercizio 2020, e che sarebbe pari a  4.539 milioni se si escludessero anche le rettifiche di valore su crediti per i futuri impatti di COVID-19 (pari a 2.164 milioni), in crescita di circa il 9% rispetto all’utile netto del 2019.

 

Come si legge in una nota diffusa dal Gruppo, il risultato corrente lordo è in aumento di circa il 10%, rispetto al 2019 (escludendo l’apporto di UBI Banca, consolidata dal terzo trimestre 2020) , se si escludessero le rettifiche di valore su crediti per i futuri impatti di COVID-19, anche a seguito della ripresa nel secondo semestre 2020 degli interessi netti e soprattutto delle commissioni nette, che hanno registrato una crescita rispettivamente di circa il 2% e l’ 11% rispetto al primo semestre dell’anno. Sempre escludendo l’apporto di UBI Banca, i costi operativi sono in diminuzione del 3,4% rispetto al 2019.  Il Gruppo registra così un’elevata efficienza, con un cost/income al 52,2% nel 2020 escludendo l’apporto di UBI Banca e al 52,4% includendolo, tra i migliori nell’ambito delle maggiori banche europee.

 

In termini di patrimonializzazione si conferma la solidità del Gruppo, con coefficienti su livelli largamente superiori ai requisiti normativi. Al 31 dicembre 2020, deducendo dal capitale 694 milioni di euro di dividendi proposti, il Common Equity Tier 1 ratio pro-forma a regime è risultato pari al 15,4%, al 16,9% escludendo l’acquisizione di UBI Banca e al 15,9% includendo l’acquisizione di UBI Banca ma escludendo le attività del ramo d’azienda da cedere a BPER Banca, livello top tra le maggiori banche europee, e il Common Equity Tier 1 ratio calcolato applicando i criteri transitori in vigore per il 2020 al 14,7%, al 16,5% escludendo l’acquisizione di UBI Banca e al 15,3% includendo l’acquisizione di UBI Banca ma escludendo le attività del ramo d’azienda da cedere a BPER Banca.

 

Scendendo nel dettaglio delle singole divisioni, il Private Banking, che serve il segmento di clientela di fascia alta (Private e HNWI) tramite Fideuram e le sue controllate, nell’ultimo trimestre 2020 ha registrato proventi operativi netti per 509 milioni, +6,2% rispetto a 479 milioni del terzo trimestre 2020; costi operativi per 162 milioni, +6,8%rispetto a 151 milioni del terzo trimestre 2020; un risultato della gestione operativa di 348 milioni, +6% rispetto a 328 milioni del terzo trimestre 2020; un cost/income ratio al 31,7% rispetto al 31,6% del terzo trimestre 2020; un ammontare complessivo di accantonamenti e rettifiche di valore nette pari a 6 milioni, rispetto a 9 milioni del terzo trimestre 2020; un risultato corrente lordo pari a 333 milioni, +4,3% rispetto a 319 milioni del terzo trimestre 2020; un risultato netto pari a 230 milioni, +6,5% rispetto a 216 milioni del terzo trimestre 2020.

Sull’intero 2020 i proventi operativi netti si sono attestati a 1.944 milioni, -1,4% rispetto a 1.971 milioni del 2019, pari a circa l’ 11% dei proventi operativi netti consolidati del Gruppo ( 11% anche nel 2019); costi operativi per 604 milioni, -1,6% rispetto a 614 milioni del 2019; un risultato della gestione operativa di 1.340 milioni, -1,3% rispetto a 1.357 milioni del 2019; un cost/income ratio al 31,1% rispetto al 31,2% del 2019; un ammontare complessivo di accantonamenti e rettifiche di valore nette pari a 54 milioni, rispetto a 32 milioni del 2019; un risultato corrente lordo pari a 1.282 milioni, -3,9% rispetto a 1.334 milioni del 2019; un risultato netto pari a 873 milioni, -4,9% rispetto a 918 milioni del 2019.

 

La Divisione Asset Management, che fornisce soluzioni di asset management rivolte alla clientela del Gruppo, alle reti commerciali esterne al Gruppo e alla clientela istituzionale tramite Eurizon Capital e le sue diverse controllate, ha registrato nell'ultimo quarto dell'anno proventi operativi netti per 318 milioni, +63,9% rispetto a 194 milioni del terzo trimestre 2020; costi operativi per 47 milioni, +19% rispetto a 39 milioni del terzo trimestre 2020; un risultato della gestione operativa di 271 milioni, +75,3% rispetto a 155 milioni del terzo trimestre 2020; un cost/income ratio al 14,7% rispetto al 20,3% del terzo trimestre 2020; un risultato corrente lordo pari a 271 milioni, +75,2% rispetto a 155 milioni del terzo trimestre 2020; un risultato netto pari a 192 milioni, +67,4% rispetto a 115 milioni del terzo trimestre 2020.

Complessivamente sull’intero 2020 la divisione ha registrato proventi operativi netti per 867 milioni, +3,2% rispetto a 840 milioni del 2019, pari a circa il 5% dei proventi operativi netti consolidati del Gruppo (5% anche nel 2019); costi operativi per 156 milioni, -0,6% rispetto a 157 milioni nel 2019; un risultato della gestione operativa di 711 milioni, +4,1% rispetto a 683 milioni del 2019; un cost/income ratio al 18% rispetto al 18,7% del 2019; un risultato corrente lordo pari a 711 milioni, +4,1% rispetto a 683 milioni del 2019; un risultato netto pari a 519 milioni, +0,2% rispetto a 518 milioni del 2019.

 

“In questo contesto di straordinaria complessità, nel 2020, superando il nostro obiettivo, abbiamo conseguito un utile netto pari a 3,1 miliardi di euro, escludendo l’impatto contabile della combinazione con UBI Banca e dell’impairment dell’avviamento della Banca dei Territori ed il contributo di 5 mesi delle attività di UBI Banca” ha commentato Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo in occasione della presentazione dei risultati al 31 dicembre 2021. “Includendo il contributo di 5 mesi delle attività di UBI Banca, l’utile netto normalizzato è di 3,5 miliardi di euro, senza considerare l’impatto contabile derivante dalla combinazione con UBI Banca e dall’impairment dell’avviamento”.

 

Guardando al futuro, Messina ha aggiunto: “Per conseguire, nei prossimi anni, nuovi importanti traguardi abbiamo allocato oltre 6 miliardi di euro dell’utile pare-tasse del 2020 all’ulteriore rafforzamento della sostenibilità dei nostri risultati destinando: 2,2 miliardi ad accantonamenti per futuri impatti della pandemia, 2,1 miliardi per accantonamenti addizionali su crediti deteriorati e in bonis di UBI Banca e 2 miliardi ai costi di integrazione.

Affrontiamo le prossime sfide forti del nostro modello di Wealth Management and Protecion Company grazie agli oltre 1.200 miliardi che gli italiani ci affidano. Abbiamo capacità distintive nella gestione proattiva del credito, cui si accompagnano partnership strategiche con operatori industriali leader del settore. La nostra offerta digitale ha raggiunto i ragguardevoli numeri di oltre 12 milioni di clienti multicanale e oltre 7 milioni di clienti che utilizzano le nostre App”.

 

“Grazie a questi tratti che ci contraddistinguono, la remunerazione dei nostri azionisti resta una priorità: nel mese di maggio intendiamo distribuire 700 milioni di dividendi in contanti, il quantitativo massimo stabilito dal Supervisore; una volta superate le restrizioni delle BCE chiederemo l’autorizzazione a distribuire in contanti – dalle riserve – la parte restante del payout ratio previsto, pari complessivamente al 75% di 3,5 miliardi di utile netto normalizzato 2020. Confermiamo l’impegno a erogare dividendi per un pay out ratio del 70% rispetto all’utile netto 2021, parzialmente attraverso un interim dividend nel corso di quest’anno, soggetto all’approvazione della modifica statutaria da parte della BCE e dell’Assemblea Straordinaria” ha aggiunto Messina.

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