Intesa Sanpaolo, vola l’utile netto nel primo semestre

Oltre tre miliardi di euro, una crescita del 17.8% rispetto allo stesso periodo del 2020. Nel 2021, il gruppo si attende un utile netto minimo di 4 miliardi. Migliora la qualità del credito grazie alla flessione dei crediti deteriorati
04/08/2021 | Redazione Advisor

Intesa Sanpaolo chiude il primo semestre dell’anno con numeri considerevoli. L’utile netto dell’istituto di credito è di 3,023 miliardi di euro, che equivale ad aumento del 17,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. Nel 2021, il gruppo si attende un utile netto minimo di 4 miliardi di euro.

Come spiega la nota della banca guidata da Carlo Messina "i risultati del primo semestre 2021 confermano la capacità di Intesa Sanpaolo di affrontare efficacemente la complessità del contesto conseguente all’epidemia da Covid19 e sono pienamente in linea con il conseguimento di 4 miliardi di euro di utile netto minimo per l’anno. I risultati riflettono la redditività sostenibile, che deriva dalla solidità della base patrimoniale e della posizione di liquidità, dal modello di business resiliente e ben diversificato, dalla flessibilità strategica nella gestione dei costi operativi e dalla qualità dell’attivo di Intesa Sanpaolo, caratteristiche che hanno permesso di mitigare efficacemente l’impatto nello scenario avverso dello stress test EBA/BCE 2021e che si traducono in un basso profilo di rischio a presidio del supporto del Gruppo all’Italia, anche con l’impegno a diventare un punto di riferimento in termini di sostenibilità e responsabilità sociale e culturale. La generazione di valore per tutti gli stakeholder verrà accresciuta dalle sinergie previste per oltre un miliardo di euro derivanti dalla fusione di UBI Banca realizzata con successo senza costi sociali e dagli oltre 6 miliardi di euro nel 2020e oltre 300 milioni di euro nel primo semestre 2021, a valere sull’utile ante imposte, che il Gruppo ha destinato all’ulteriore rafforzamento della sostenibilità dei risultati”.

Passando ai proventi operativi questi raggiungono la quota di 10,494 miliardi di euro (+1,7%), con costi operativi in flessione del 2,3% a 5,255 miliardi, mentre il risultato della gestione operativa è cresciuto a 5,419 miliardi (+5,9%). Il costo del rischio del primo semestre 2021 annualizzato è sceso a 43 centesimi di punto, con rettifiche di valore nette su crediti prudenzialmente ancora basate sullo scenario macroeconomico di dicembre 2020 e che non tengono quindi conto del miglioramento dello scenario del primo semestre 2021, rispetto ai 48 dell’intero anno 2020 escludendo l’impatto delle rettifiche per i futuri impatti di Covid-19 (pari a 49 centesimi di punto).

Migliora la qualità del credito grazie alla flessione dei crediti deteriorati, al lordo delle rettifiche di valore, di circa 46 miliardi dal picco di settembre 2015 e di circa 33 miliardi dal dicembre 2017 superando in anticipo, per circa 7 miliardi, l’obiettivo di riduzione pari a circa 26 miliardi previsto per l’intero quadriennio del Piano di 2018-2021. Lo stock di crediti deteriorati scende a giugno 2021, rispetto a dicembre 2020, del 7,6% al lordo delle rettifiche di valore e del 9,6% al netto, mentre l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi a giugno 2021 è stata pari al 4,1% al lordo delle rettifiche di valore e al 2,1% al netto.

Considerando la metodologia adottata dall’Eba, l’incidenza dei crediti deteriorati è risultata pari al 3,1% al lordo delle rettifiche di valore e all’1,6% al netto. Infine, risultano elevati i livelli di copertura dei crediti deteriorati che si attestano al 49,7% a fine giugno 2021, con una copertura specifica della componente costituita dalle sofferenze al 60,3%; “robusto” il buffer di riserva sui crediti in bonus, pari allo 0,6% a fine giugno 2021.

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