Remunerazione Pf, l'offensiva delle reti

No alla mortificazione dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari). E' questo l'appello emerso dai lavori di ConsulenTia 2014, evento organizzato dall'Anasf.
07/02/2014 | Francesco D'Arco

"Non si può pensare che il mondo delle reti prenda i peggiori difetti e le criticità tipiche del settore bancario senza avere le tutele di quel sistema. Il consulente finanziario (ex-promotore finanziario) è un professionista, è un consulente, e non può essere mortificato sul fronte della remunerazione". Con queste parole Maurizio Bufi, presidente Anasf, nel corso del suo intervento al convegno di apertura di Consulentia 2014, critica aspramente la proposta di modifica del sistema remunerativo del mondo dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) emersa dalla proposta della Banca d'Italia nel mese di gennaio.

 

Un disappunto che ha trovato uniti tutti i vertici delle reti presenti in sala. Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum non ha avuto dubbi nell'affermare che "la proposta di modifica della remunerazione è pazzesca: l'idea di imporre un rapporto 1:1 tra parte ricorrente e parte non ricorrente dello stipendio di un consulente finanziario (ex-promotore finanziario) non ha alcun senso e mi preoccupa molto".

 

Preoccupazione condivisa anche da Armando Escalona, a.d. di Finanza & Futuro Banca che ha ammesso di far "fatica a capire quale sia la parte fissa della remunerazione dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari)" ed è convinco che la strada per una modifica del sistema retributivo del mondo delle reti passi non da una regolamentazione imposta dall'alto, ma da una "rivisitazione del contratto degli agenti: attraverso un processo di autoregolamentazione potremmo trovare regole che disciplinino il sistema retributivo dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) senza subire le imposizioni delle autorità".

 

Una logica di autoregolamentazione che, secondo Pietro Giuliani, presidente e a.d. di Azimut, potrebbe essere corretta, ma "non dobbiamo dimenticare che in questa professione l'elemento fondamentale è e rimane la fiducia con il cliente finale: è lui il vero datore di lavoro dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) per questo, qualunque sia la via intrapresa per la modifica del sistema remunerativo del mondo delle reti non dobbiamo dimenticare questa peculiarità del sistema".

 

Una peculiarità ribadita anche da Gian Maria Mossa, co-direttore generale di Banca Generali che ha definito questo eccesso di regolamentazione, su una professione come quella del consulente finanziario (ex-promotore finanziario), "offensivo". "Molti interventi mettono a rischio la possibilità di concentrarsi sul cuore dell'attività, i clienti" ha chiosato Mossa. "Non dimentichiamo che i consulenti (ex-promotori) sono imprenditori e, in quanto tali è importante che si possano definire i loro guadagni sulla base delle loro capacità di offrire servizi" e non sulla base delle regole imposte dall'alto. "Non possono pagare tutti a causa di pochi furbetti" ha concluso Mossa. Una conclusione condivisa da tutti sul palco di ConsulenTia 2014 e che ha spinto Bufi a lanciare un appello a reti, banche e consulenti finanziari (ex-promotori finanziari): "dobbiamo condurre questa battaglia per la remunerazione tutti uniti".

 

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