Pf & Albo Unico, la consulenza sarà unica

"Il recepimento della Mifid II sarà l’occasione per una riforma del settore dell’advisory che sappia anzitutto rispondere ai bisogni dei risparmiatori". Ad affermarlo Maurizio Bufi (presidente ANASF) che interviene su AdvisorOnline sul tema della futura Casa della Consulenza.
09/10/2015 | Francesco D'Arco

Per il settore della consulenza finanziaria si sta per aprire una fase di grandi cambiamenti riconducibili, da un lato, alla futura applicazione della Mifid II (il termine per l’entrata in vigore in Italia è il 3 gennaio 2017), dall’altro, ai lavori per la creazione dell’Albo unico dei consulenti finanziari (la “Casa della consulenza”).

 

Per inquadrare meglio il contesto in cui si inseriranno queste novità occorre partire da un assunto fondamentale: riprendendo la direzione tracciata dalla Mifid I nel 2004, anche la Mifid II presenta un’unica definizione del servizio di consulenza, basata sulla personalizzazione dei consigli di investimento rivolti al singolo risparmiatore. Se perciò il servizio di consulenza è e rimarrà uno e uno solo, con la Mifid II sarà piuttosto possibile prestare tale attività secondo varie tipologie, differenziabili in base alle modalità di remunerazione e/o alla gamma di soluzioni di investimento analizzate.

 

A sua volta, il recepimento della nuova direttiva rende quanto mai necessario portare a compimento il progetto per l’istituzione della Casa della consulenza, accolto all’interno del disegno di legge Marino attualmente all’esame del Senato. Pur trattandosi di un provvedimento ancora in fase di gestazione – come tale suscettibile di miglioramenti – il d.d.l. Marino indica chiaramente i cardini su cui poggia il progetto di riorganizzazione del settore dell’advisory in Italia.

 

Anzitutto, l’Albo sarà unico, come unico è il servizio di consulenza previsto dalla Mifid. In secondo luogo, l’Albo sarà articolato in tre sezioni dedicate, rispettivamente, agli attuali consulenti finanziari (ex-promotori finanziari), ai consulenti finanziari fee-only e alle società di consulenza finanziaria. L’unitarietà di questo sistema sarà rafforzata dal passaggio delle funzioni di vigilanza su tutti gli iscritti all’Albo dalla Consob al nuovo Organismo che erediterà il ruolo di Apf (l’attuale Organismo per la tenuta dell’Albo dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari)).

 

Il terzo elemento essenziale riguarderà ancor più da vicino ogni singolo operatore: la riforma prevede una nuova denominazione per la categoria – da “consulenti finanziari (ex-promotori finanziari)” a “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede” – dando così pieno riconoscimento all’attività consulenziale che sempre più caratterizza la nostra professione. Come tali, tutti questi elementi ci confermano che la Casa della consulenza ha già una sua identità ben definita, ancor più apprezzabile laddove questa iniziativa venga saldata all’opera di attuazione della Mifid II nel nostro Paese.

 

Guardando più nello specifico all’impatto sul mercato italiano, è poi opportuno chiedersi se i consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) saranno pronti a svolgere la propria attività in conformità alla nuova direttiva. Naturalmente si renderanno necessari alcuni adattamenti, come accade in occasione di qualsiasi stagione di riforme. Va però sottolineato come nel corso degli anni lo sviluppo della professione del consulente finanziario (ex-promotore finanziario) sia giunto a un’efficace sintesi fra la capacità di adattamento alle novità e il mantenimento delle proprie caratteristiche distintive. Per come è stata delineata dal legislatore nazionale negli ultimi vent’anni, l’attività di offerta fuori sede si svolge nell’ambito di un insieme ben definito di presidi: si pensi ai requisiti di onorabilità e di professionalità per l’iscrizione all’Albo, ai percorsi di formazione e di aggiornamento professionale e alle regole di condotta e di trasparenza che garantiscono la tutela dei risparmiatori.

 

Al di là di quelle che sono le dinamiche – comunque rilevanti – che interesseranno il settore dell’advisory dal lato dell’offerta, occorre riconoscere che dovranno essere le esigenze espresse dai risparmiatori a guidare lo sviluppo del servizio di consulenza in materia di investimenti. Il settore del risparmio gestito esprime un bisogno sempre più forte di consulenza: l’auspicio è che il regolatore sappia cogliere questi segnali creando un contesto in cui i risparmiatori possano effettivamente beneficiare di un mercato aperto e concorrenziale, fondato su “regole del gioco” chiare e quanto più possibile armonizzate tra i vari operatori.

 

Maurizio Bufi, presidente Anasf

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