Troppa demagogia intorno ai consulenti finanziari (ex-promotori finanziari)

Negli ultimi tempi la nostra categoria ha subito una quantità notevole di provocazioni". Così inizia l'intervento di Ferruccio Riva (Anasf) in risposta all'articolo a firma Carlo Emilio Esini sul tema remunerazioni "etiche".
18/11/2015 | Francesco D'Arco

Direi che negli ultimi tempi la nostra categoria abbia sùbito una quantità notevole di provocazioni: a volte con fondamento, altre veramente fuori da ogni grazia. Basti pensare al nostro invito, attraverso la nostra associazione di categoria, ad applicare completamente una Direttiva europea senza lasciare zone grigie, reinterpretato, con carente lettura delle norme, come un tentativo di rompere sottili equilibri, da politica d’Antan.

 

Quella di Esini, secondo me, merita risposta, proprio per essere ancora una volta ottemperanti alla volontà dichiarata, da parte del Legislatore europeo e delle Autorità, di tutelare i risparmiatori, innanzitutto evitando di confonderli.

 

Primo: non mischiamo commissioni di gestione con commissioni di performance. Gestire qualcosa, bene o male, implica un insieme di costi costanti, periodici e a prescindere, in ogni attività e professione. D’altronde, non mi risulta che l’avvocato venga pagato solo se vince una causa, o un medico specialista se la terapia conseguente alla sua visita abbia successo. Quindi, un approccio esclusivamente legato alla performance positiva risulta assolutamente fuorviante e demagogico. Ben diversa è la misurazione ed il riconoscimento sulle performance, dove potremmo certo fare i distinguo, partendo dal presupposto che questo tipo di commissione è appannaggio totale dell’intermediario che produce il servizio, senza ulteriori ripartizioni. Però, anche qui le Autorità europee stanno lavorando con grande intensità.

 

Secondo (e conseguente): non confondiamo gli intermediari con i professionisti. Partite IVA diverse, funzioni diverse. Se l’intermediario è responsabile in solido dell’attività del professionista, è pur vero che quest’ultimo sia l’unico ad avere realmente il contatto, la conoscenza e la sensibilità verso il cliente ed i suoi bisogni, assistendolo negli anni. Ma ad oggi l’impianto remunerativo stenta a riconoscere la fee per le consulenze prestate, in una società costantemente alla ricerca della parola “gratis”. Solo una parte limitata delle commissioni di gestione, comunque, diventa l’inducement incassato da chi sta davvero sul mercato.

 

Terzo (e ancora conseguente): chi vuole la soluzione dei principali conflitti d’interesse. I professionisti, attraverso Anasf, hanno proposto al mercato un metodo di remunerazione che equalizzi la medesima, eliminando alla fonte il potenziale conflitto d’interessi in sede di collocamento. Tocca agli intermediari capire, come venne loro presentato già nel 2009 in un loro convegno da soggetti terzi, quale sia il vero futuro di questo segmento di mercato, che a mio avviso ha grande domanda e quindi grande potenziale di ulteriore crescita.

 

L’etica, quindi, sta nel poter dare il meglio delle proprie conoscenze e competenze tutti i giorni: questo è ciò che vorremmo ci venisse permesso di fare e che cerchiamo già di realizzare quotidianamente, spesso, appunto, contro i nostri interessi personali.

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.