Consulentia 2019 e le provocazioni senza risposta

Si è chiusa la tre giorni di Consulentia 19, l’evento organizzato da Anasf che come ogni anno riunisce sullo stesso palco i vertici delle grandi reti di consulenza e le istituzioni. Ecco cosa è emerso a livello di contenuti.
09/02/2019 | Francesco D'Arco

Si è chiusa la tre giorni di Consulentia 19, l’evento organizzato da Anasf che come ogni anno riunisce sullo stesso palco i vertici delle grandi reti di consulenza e le istituzioni. E come ogni anno le aspettative intorno alla plenaria con le società mandanti sono alte, “forse troppo” hanno commentato alcuni degli spettatori presenti in sala. Però rimane un rito che, nel bene e nel male, offre sempre spunti e riflessioni utili per capire quale sia il sentiment dell’industria.

 

Un rito che si è ripetuto anche quest’anno, e che inizialmente ha fatto sorgere il sospetto che non si sia riusciti ad andare oltre ad una riflessione superficiale. Una sensazione, in parte, rimasta, anche perché lo stesso pubblico è sembrato, insolitamente, glaciale. Applausi e fischi non hanno caratterizzato, come negli anni precedenti, la plenaria di apertura dominata soprattutto da un silenzio e da un livello di attenzione apparso superiore agli altri anni, a conferma del momento delicato che sta caratterizzando l’industria. 

 

Dove stiamo atterrando e come?”, è stata la prima grande domanda posta dal presidente Anasf, Maurizio Bufi, nella sua relazione introduttiva che ha dipinto dettagliatamente uno scenario in evoluzione che presenta, al momento, diverse incognite che, a detta del presidente, incidono sulla soddisfazione stessa del consulente finanziario. “Nell’abitudine a trattare i ‘problemi degli altri’, però, non va dimenticata anche la necessaria soddisfazione di chi svolge la professione, elemento essenziale nei delicati equilibri tra produttore e consumatore” ha affermato il presidente Anasf che ha lanciato un allarme molto chiaro: “L’industria del risparmio gestito è chiamata a una prova di maturità: se saprà rinnovarsi, incrementando l’efficienza e riducendo i costi, potrà essere protagonista anche per gli anni prossimi; se, al contrario, non cogliesse questa esigenza del mercato, potrebbe avviarsi a un declino progressivo, dopo anni di forte crescita”.

 

Ed è partendo da questo assunto che Bufi è arrivato a lanciare le cinque grandi provocazioni che avrebbero dovuto ricevere, nella speranza del presidente Anasf, una prima risposta nel corso della tavola rotonda della plenaria di apertura di Consulentia 2019: ”(1) Non è il caso di cogliere questa occasione di ridefinizione dei rapporti, per ripensare la struttura organizzativa delle reti di consulenti, che da decenni è quasi la stessa? (2) Non è forse il caso di rivedere delle ormai superate “infrastrutture o sovrastrutture commerciali”? (3) Non è vero che la tecnologia ha fatto passi da gigante e la comunicazione e la formazione seguono strade innovative? (4) Quante reti saranno disposte ad investire sul “fee only”, pur con le oggettive limitazioni imposte dal legislatore? (5) Chi si avventurerà in un inquadramento contrattuale moderno e più rispondente alle caratteristiche della professione?”.

 

Ma le risposte a tali domande non sono emerse. O meglio sono rimaste latenti nel dibattito delle reti a conferma del clima di difficile definizione che oggi avvolge il settore chiamato a dover reimpostare la relazione con il cliente finale (esplicitando in maniera nuova e completa i costi), con le SGR (pressate dalla product governance, e non solo), e tra reti e cf (in cerca di un modello di remunerazione differente rispetto al passato), in un contesto di mercato che non genera grandi rendimenti.

 

Ed è in questo clima che le provocazioni iniziali di Consulentia 2019, nate con l’obiettivo di “suscitare una reazione” di tutti gli attori del sistema (associazioni, reti, SGR, consulenti stessi), si sono trasformate nel corso del dibattito in una sorta “provocatio ad populum” di tutto il sistema: nel diritto pubblico romano la “provocatio” era quella garanzia riconosciuta al cittadino condannato di appellarsi al popolo che poteva confermare la condanna o chiedere l’assoluzione. Gli insoliti silenzi della platea, le risposte caute e misurate dei manager delle reti, la consapevolezza dei cf che il buon lavoro svolto finora potrebbe non essere sufficiente agli occhi dei clienti chiamati a riconoscere ora il valore del servizio ricevuto, trasmettono una sensazione di fiducia nel proprio ruolo ma di timore che, forse, il cliente (il populum) non è ancora adeguatamente consapevole del valore e dell'importanza di un corretto servizio di consulenza. 

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