SdR, i gestori chiedono criteri ESG comuni

La richiesta è arrivata durante la presentazione del secondo Rapporto Censis-Assogestioni “Gli italiani e la finanza sostenibile, per andare oltre la pandemia”
15/09/2021 | Daniele Riosa

“La parola sostenibilità è entrata nel linguaggio ordinario delle famiglie italiane. L’87 per cento della popolazione ritiene di conoscere bene il tema ed è consapevole che i danni ambientali possono intaccare il patrimonio e gli investimenti futuri. In sostanza, la sostenibilità sta portando la nostra popolazione ad investire non solo per il rendimento ma per partecipare ad un processo di costruzione di un modo diverso”. Così Giorgio De Rita, segretario generale Censis, ha presentato al Salone del Risparmio il secondo Rapporto Censis-Assogestioni “Gli italiani e la finanza sostenibile, per andare oltre la pandemia”.

Alla tavola rotonda, moderata da Nicola Porro, hanno partecipato Marco Morelli, executive chairman AXA IM, Saverio Perissinotto, amministratore delegato e direttore generale Eurizon Capital SGR, Massimo Tosato, chairman M&G Investments, Carlo Trabattoni, ceo asset & wealth management assicurazioni Generali e Paolo Ciocca, commissario Consob.

Come emerge dallo studio, per gli stessi consulenti finanziari gli investimenti responsabili attirano più di prima. Secondo l’82,4% la clientela è molto o abbastanza interessata ai prodotti Esg, il 76,9% nota una maggiore attenzione rispetto al periodo pre-Covid e il 68,3% li propone con più frequenza. Ma per i cf occorre uno scatto in avanti in termini di autenticità e verificabilità. Creando a livello europeo un sistema di regole chiare con cui identificare i prodotti Esg (49,6%), attivando parametri (indici, dati, ecc.) con cui misurare il rispetto delle finalità ambientali, sociali e di governance da parte dei destinatari dei fondi (42,9%), aumentando la trasparenza nelle informazioni e nei regolamenti (26,9%).

Massimo Tosato di M&G Investments ricorda che “le ricerche degli ultimi 5 anni dimostrano come gli investimenti in fondi ESG abbiano dato rendimenti maggiori rispetto a quelli non ESG. In particolare, nel settore azionario, lo scorso anno, hanno reso il 4 per cento in più degli altri fondi, lo 0,90% in quello obbligazionario. Quest’anno, a causa della rotazione dei portafogli, ci sono stati meno ritorni. Guardando a lungo termine, penso che la sostenibilità sia una delle più grandi opportunità storiche davanti a noi. E’ un settore dove le opportunità sono legate alla sopravvivenza della razza umana visto che parliamo di clima. Il fatto che, entro il 2050, dobbiamo eliminare le emissioni di gas serra, richiede ricerche straordinarie e di conseguenza investimenti massicci. Bill Gates parla di almeno 110 miliardi di dollari di nuovi investimenti. Siamo davanti ad una nuova rivoluzione industriale”.

Per Marco Morelli di AXA, “siamo in una fase di passaggio in cui i grandi investitori, i grandi asset manager, i regolatori e tutti quelli ruotano attorno al tema della gestione della liquidità, stanno cercando di capire concretamente come agire in tema di sostenibilità. Per questo serve darsi delle regole comuni e attuare dei comportamenti condivisi. La missione di chi fa il nostro mestiere deve essere quella di comunicare agli investitori nel modo più chiaro, testabile e verificabile possibile”.

Perisinotto di Eurizon si sofferma sul tema di come misurare i criteri ESG: “La soluzione è quella di cercare di dialogare il più possibile con le aziende nei quali gli asset manager vanno ad investire impegnando il cda e gli stessi azionisti, esprimendo voti in assemblea su un’agenda in più possibile sensibile agli aspetti di rispetto di questi criteri. E’ un percorso difficile che comporta anche un impegno finanziario gigantesco, ma che ogni asset manager sta facendo”.

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